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Politica italiana: ruberie senza fine

Dentro la carrellata di eventi di mala amministrazione pubblica che non conosce fine, in questi giorni il caso del ministro Scajola, inserito in un gioco di assegni circolari per importi  di enorme rilevanza, utilizzati per scopi non ancora chiari, sta assorbendo l’attenzione dei cittadini italiani cui di continuo vengono richiesti sforzi e sacrifici, che sempre più spesso vengono ricambiati da non pochi esponenti della  classe politica, con i proverbiali pesci in faccia.
Le cronache giornalistiche scrivono di tale Zampolini che, secondo l’accusa dei magistrati di Perugia, avrebbe movimentato grosse somme di denaro per conto del costruttore Diego Anemone, figura centrale della nota inchiesta di cui tutti sanno, in parte finiti in assegni circolari utilizzati per l’acquisto di una casa da Claudio Scajola (900mila euro per un immobile a Roma, in via Fatugale, al Colosseo).
Agli atti dell’inchiesta, ricordiamo, oltre i riscontri bancari, ci sono le testimonianze dei proprietari dell’ abitazione, che hanno sostenuto di avere ricevuto gli assegni circolari come parziale saldo della vendita.
L’iter giudiziario della vicenda chiarirà tutti gli aspetti in questo momento controversi, per cui non ci sembra giusto associarci all’unanime condanna mediatica che essa ha suscitato. Potrebbe essere, come dice Scajola, un atto di intimidazione nei suoi confronti da parte di forze oscure, come potrebbe essere che ancora una volta un ministro della Repubblica viene colto con le mani nel sacco: vedremo.

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Pubblica amministrazione: quanti casi di corruzione

Intanto annotiamo che non c’è più, nel nostro Paese, da tempo, un settore della pubblica amministrazione che non registri casi di corruzione, manipolazione degli appalti publici, accordi sottobanco tra politici ed imprenditori e cose di questo genere.
Leggi severe contro questo stato di fatto all’orizzonte non se ne vedono, anzi: sembra che la nuova strada preferita dall’attuale governo sia quella di limitare le capacità d’investigazione della magistratura incidendo pesantemente sulle possibilità di intercettazioni telefoniche, aggravandole per di più con limitazioni notevoli a giornali e giornalisti che intendano rendere edotti i cittadini su fatti e misfatti che riguardano il contesto sociale in cui vivono.
Ciò perchè, probabilmente, illeciti e ruberie convengono allo Stato, costituendo un serbatoio di riserva a cui attingere nei momenti di necessità. Lo dimostra l’intervento legislativo che va sotto il nome di “scudo fiscale”.
A questo proposito, i nostri lettori sappiano che secondo gli ultimi dati disponibili di Bankitalia (febbraio 2010), il terzo scudo fiscale voluto da Giulio Tremonti ha avuto come risultato il rimpatrio di circa 85 miliardi di euro. Di questi, soltanto 35 con la contemporanea liquidazione delle attività estere. Dalla sola Svizzera, si legge nei documenti ufficiali del ministero dell’Economia, sono rientrati quasi 60 miliardi.
La Confederazione è seguita a lunga distanza dal Lussemburgo (7,3 miliardi) e dal Principato di Monaco (4,1 miliardi). Quasi il 50% dei capitali rientrati arriva da depositi in conto corrente. Dicembre 2009 è stato il mese in cui si è sinora verificato il maggior ammontare di rimpatri (53,26 miliardi), più del doppio di novembre (25,18 miliardi di euro). Altri 10 miliardi di euro sarebbero stati rimpatriati, ma si tratterebbe del controvalore di opere d’arte mai registrate prima nel nostro Paese. E queste sono solo piccole cifre, rispetto al vero ammontare delle ruberie cui siamo soggetti.

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