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Politica italiana: corruzione a gò gò

I fatti di corruzione diffusi negli ultimi tempi da quasi tutta la stampa nazionale e locale e che riguardano la quasi totalità delle regioni italiane non sono passati inosservati alla nostra Corte dei Conti.
La ruberie continue che il più delle volte trovano complicità nella gran parte della nostra classe politica sono svelate, nelle conseguenze, dalla nostra prestigiosa struttura per il controllo degli atti amministrativi statali ed istituzionali. Usa termini franchi e comprensibili il nuovo presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, nel suo discorso in occasione della cerimonia d’insediamento:
“Gli episodi di corruzione e dissipazione delle risorse pubbliche, talvolta di provenienza comunitaria, persistono e preoccupano i cittadini ma anche le istituzioni il cui prestigio ed affidabilità sono messi a dura prova da condotte individuali riprovevoli”.
Tradotto nel linguaggio della gente comune, il presidente Giampaolino conferma che è in atto un vero e proprio assalto ai soldi pubblici, anche di competenza europea, e che il prestigio e l’affidabilità delle istituzioni sono crollate inesorabilmente per via di comportamenti contrari ai ruoli di difesa dell’interesse pubblico che gli uomini in esse insiti  evidenziano.

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Una gestione leggera della finanza pubblica:

Certamente, anche per questioni di stile, il presidente Giampaolino non poteva dire che l’attuale mondo politico è pieno di ladri, come tutti sanno,e come le continue inchieste della magistratura confermano. Ma… andiamo avanti.
Nel suo discorso Giampaolino ha parlato anche di tasse e sostegno ai redditi bassi avvertendo che la prolungata bassa crescita del Pil renderà difficile la riduzione del carico fiscale. La politica di bilancio, secondo lui, dopo gli effetti della crisi deve misurarsi con una perdita permanente di entrate per circa 70 miliardi, di prodotto per circa 130 miliardi e con una spesa pubblica crescente nelle prestazioni essenziali.
E l’attuale situazione economica rende difficile conservare obiettivi di spesa espressi in quota del prodotto, così come fissare obiettivi di riduzione della pressione fiscale applicata. In questo contesto è essenziale non solo controllare la spesa pubblica ma, altresì, operarne una corretta qualificazione.
Nonostante la crisi renda obbligata una linea di attenta gestione di finanza pubblica, occorre sostenere i redditi più bassi. Giampaolino infine conclude asserendo che esiste un vincolo di nuova natura: la prolungata bassa crescita del Pil che rende difficile conservare obiettivi di spesa espressi in quota del prodotto, soprattutto in una condizione socio economica che alimenta istanze non comprimibili di sostegno dei redditi più bassi e di garanzia delle prestazioni essenziali alla collettività.
Tutto ciò, espresso dalla bocca di un personaggio autorevole come il presidente Giampaolino, conferma ancora una volta dunque che noi, comuni cittadini italiani, siamo inguaiati fino al collo.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Erik Lasiola

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

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