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Palermo, ci sono i tram ma mancano le rotaie: appalto sospeso

A Palermo arrivano i tram ma mancano le rotaie; sembra una barzelletta ma è realmente così. Una storia tipicamente italiana, che ha il sapore di sprechi e cattiva gestione della cosa pubblica. Procediamo con ordine.
Circa due anni fa, il 18 maggio del 2011, a Palermo viene presentato in pompa magna il promo vagone, lungo 32 metri, proveniente da un’azienda austriaca colosso del settore; si tratta di un evento storico dopo che la linea tranviaria presente in passato era stata dismessa circa quarant’anni prima. La nuova rete tranviaria a Palermo era stata altresì approvata nel 2005 e la partenza era prevista per il 2011.  
A seguito di quel primo vagone portato due anni fa, ne erano arrivati altri, (16 in tutto per un costo di 21 milioni di euro) per coprire le esigenze dell’intera città e dare una risposta definitiva al problema mobilità.
Ben 15 chilometri di linea erano stati previsti nel progetto con un totale di quaranta fermate, corsie separate dal traffico urbano, vagoni antivibrazione con 250 posti ciascuno dei quali sessanta a sedere, informazioni a bordo con audio e display. Insomma, un progetto estremamente utile ed accattivante.

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Dopo 2 anni ancora niente rotaie a Palermo:

Ebbene a due anni di distanza da quella inaugurale presentazione, a Palermo ci sono solo i tram ma non ci sono ancora le rotaie; e il rischio è che non ci saranno mai. Nelle scorse ora infatti la Sis, ovvero il consorzio che si era aggiudicato l’appalto per le tre linee tranviarie e che aveva iniziato i lavori nel 2006, ha comunicato la propria decisione di non voler andare avanti con i lavori; “ll Comune ci deve trenta milioni di euro non possiamo andare avanti un solo giorno in più”.
Queste le motivazioni dell’azienda che nelle prossime ore licenzierà oltre 100 operai e fermerà i cantieri fino a data da destinarsi malgrado un comunicato stampa che il Comune di Palermo aveva fatto girare nelle scorse ore e nel quale veniva affermato che la Sis si impegnava ad “effettuare ogni possibile sforzo per evitare l’interruzione dell’appalto, limitando il più possibile gli effetti derivanti dall’esecuzione del licenziamento collettivo già attivato anche eventualmente sospendendone l’esecuzione.
A quanto sembra, così non sarà e se la notizia venisse confermata si genererà un effetto domino rilevante; a partire dal danno di immagine visti gli aspetti alquanto grotteschi della vicenda, passando per fatti ben più contingenti: attualmente una buona parte della città di Palermo è un cantiere aperto per la realizzazione delle tre linee tranviarie; la linea 1 è stata ultimata al 70°% ed in totale sono già stati spesi 133 milioni di euro per i lavori finora eseguiti.

 

Aumentati i costi: appalto sospeso

Come si sia arrivati a questo punto, è presto detto; il progetto ha subìto una variante in corso d’opera che ha fatto lievitare i costi di ben 89 milioni passando da 216 a 320 milioni di euro totali.
I soldi, come ovvio, erano perlopiù fondi pubblici stanziati in parte dallo Stato, in parte dalla Regione Sicilia con fondi europei, ed in piccola parte dall’Amat, la società pubblica di proprietà del Comune di Palermo che gestisce il trasporto pubblico nel capoluogo siciliano.
Ebbene, come detto, in corso d’opera è emersa la problematica relativa ai costi; come riporta La Stampa, ci si è resi conto di una serie di lavori extra da dover realizzare quali ad esempio raddoppiare il ponte sul fiume Oreto, consolidare il terreno sotto un deposito a rischio geologico, espropriare una serie di terreni.
Aggravio di costi che non è stato autorizzato dalla Corte dei Conti dato che la Regione si è dimenticata di trasmettere le carte a Roma, il Comune non ha più seguito l’iter e nel frattempo il presidente dell’Amat aveva lasciato il proprio posto candidandosi, senza esiti, alle elezioni politiche.
Cos’ la Sis, il consorzio che si era aggiudicato l’appalto per i lavori, ha deciso di fermarsi a partire dal 24 maggio, giorno della scadenza naturale del contratto con l’amministrazione; a scadere saranno conseguentemente anche le polizze assicurative per i cantieri e la Sis quindi, in assenza di risorse, fermerà i lavori. Tutto sarà quindi in stand by, dando vita all’ennesimo pasticcio grottesco tipicamente italiano.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Erik Lasiola

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

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