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ONU e diritto di informazione: no alla legge bavaglio

Dopo le proteste suscitate in tutto il mondo dalla nuova legge sulle intercettazioni telefoniche in dirittura d’arrivo parlamentare con poche, insignificanti modifiche rispetto al testo contestato duramente da molte categorie sociali e lavorative qualche giorno fa; dopo le manifestazioni di contrarietà di molte testate giornalistiche operanti nel mondo e dirette da concittadini italiani preoccupatissimi per le sorti della democrazia nel nostro Paese;
dopo l’intervento critico di enti ed istituzioni internazionali vicine al mondo dell’informazione e della stampa assolutamente contrari ai commi incostituzionali inseriti nella legge in oggetto; dopo il richiamo dell’Ocse che ha ricordato che le leggi europee non permettono di limitare la libertà di stampa e le prerogative della magistratura rispetto alle indagini da condurre.
Nelle scorse ore si è registrato un deciso intervento di Frank La Rue, relatore speciale dell’Onu per il diritto di espressione nell’ambito del Consiglio per i diritti umani, il quale, in un comunicato, si e’ dichiarato “consapevole che il disegno di legge e’ stato portato avanti per le preoccupazioni relative alla diffusione delle intercettazioni e al diritto alla privacy”, ma ha anche aggiunto che la legge “nella sua forma attuale non costituisce una risposta appropriata e minaccia il diritto alla liberta’ di espressione”.

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Preoccupazioni per le sanzioni ai giornalisti:

La Rue ha inoltre espresso vive preoccupazioni anche per le sanzioni previste per giornalisti ed editori. “Pene che includono fino a 30 giorni di carcere e 10 mila euro per i giornalisti e 450 mila euro per gli editori e che sono sproporzionate rispetto alla colpa”, ha affermato il rappresentante delle Nazioni Unite.
La Rue, che ha invitato il governo italiano “ad abolire o rivedere la legge 1415“, considera le sanzioni come una violazione dell’articolo 19 dell’International Covenant on Civil and Political Rights (ICCPR) sul diritto all’informazione, trattato multilaterale dell’Onu al quale l’Italia ha aderito.
“Sono pronto, ha concluso, a fornire assistenza tecnica per assicurare che il disegno di legge rispetti gli standard internazionali sui diritti umani e sul diritto alla liberta’ di espressione” annunciando per il 2011 una possibile missione in Italia “per esaminare la situazione della liberta’ di stampa e del diritto alla liberta’ di espressione”.
Non ha voluto aggiugere altro, come per esempio, che la legge-bavaglio non è altro che una corsa contro il tempo per salvare il governo dalla metastasi corruttiva che, emergendo, potrebbe trascinarlo verso la fine. L’importante è che lo sappiamo bene noi.

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