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Napolitano, Roma e l’Unità d’Italia

Roma, Roma sola deve essere la capitale d’Italia“. Parole di Cavour, tratte da un discorso di fine marzo del 1861, che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha citato con enfasi davanti all’Assemblea Capitolina che gli ha conferito la cittadinanza onoraria.
Come ha spiegato egli stesso, Napolitano ha voluto fare una lunga citazione di questo e di un altro discorso di Cavour, il “massimo artefice del nostro processo unitario”, “anche a smentita di ricorrenti false rappresentazioni della trama del nostro processo unitario”.
La “decisiva” presa di posizione di Cavour per Roma capitale, ha sottolineato, giunse all’indomani della proclamazione del Regno d’Italia e fu fatta raccogliendo così “nel modo più deciso” quel pronunciamento per Roma che era stato un “grande motivo ideale del moto patriottico nazionale”.
“L’idea di Roma – ha aggiunto il capo dello Stato – fu tra le grandi fonti d’ispirazione del movimento per l’unità e l’indipendenza dell’Italia” ed essa, come dimostrano le parole di Cavour, non è legata solo al nome di Giuseppe Mazzini e alla sua “sfida eroica e precorritrice” del 1849 che, sebbene non ebbe successo, si proponeva di “fare di Roma eretta in libera Repubblica, il centro propulsore di una rivoluzione nazionale”.

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La grandezza storica di Roma:

“Sono molto legato a Roma, lo sono da quando approdai in Parlamento. Resto profondamente legato a Napoli, ma nella capitale non mi sono mai sentito a disagio grazie alla capacità dia accoglienza dei romani.” Ha detto Napolitano davanti all’Assemblea Capitolina che gli ha conferito la cittadinanza onoraria.
“Nulla può giustificare la sottovalutazione , diffusasi in certi periodi in alcuni ambienti” di sottovalutare o rigettare “la grandezza storica di Roma. Io non ho mai ceduto a queste reazioni più o meno sofisticate di rigetto di una comune eredità. Mortificare o disperdere le strutture portanti dello Stato nazionale sarebbe semplicemente fuorviante”, poiché esse rappresentano un “essenziale tessuto connettivo”, ha affermato con decisione Napolitano.
Condividendo pienamente le affermazioni del nostro Presidente, ci permettiamo aggiungere una breve nota tratta da uno scritto del 1860 del padre della Patria, Giuseppe Mazzini: “… Nell’indifferenza generale nata dalla mancanza d’una fede comune, nell’egoismo, conseguenza inevitabile della predicazione continuata da tanti anni del ” ben essere ” materiale, quei che non soffrono si sono a poco a poco avvezzi a considerare quei mali come una triste necessità dell’ordine sociale o a lasciare la cura dei rimedi alle generazioni che verranno….“. Non vogliamo offendere l’intelligenza di chi ci legge soffermandoci oltre sui significati di tale nota.

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