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Meglio veline che venditrici

Mentre nel nostro Paese moltissime aziende colpite dalla crisi chiudono, ce ne sono altre che non sanno più a che santo rivolgersi per reclutare il personale di cui hanno bisogno.
Si tratta per lo più di aziende cui sono necessari elementi che si dedichino alle relazioni commerciali e alla vendita: aziende in cui il capitale umano assume un valore di primaria importanza e che non si pongono, per ottenerlo, problemi di investimenti di un certo rilievo.
Ma, poichè quello della vendita è un mestiere che presuppone l’acquisizione di esperienze e tecniche che non sempre si possono ottenere con estrema facilità e senza costi, soprattutto psicologici e legati ad errori e sconfitte che nel periodo cosidetto della “gavetta” difficilmente si possono evitare, ecco che moltissimi giovani rinunciano in partenza a prenderlo in considerazione nella costruzione del loro futuro lavorativo. Così vanno a vuoto un infinito numero di inserzioni che riguardano la possibilità di lavoro in questo settore.

 

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Mercato del lavoro: mancano addetti alle vendite:

In tutte le città italiane i giornali economici si ripetono in questa affannosa ricerca che attualmente non rende risultato alcuno: segno evidente che spesso la ricerca di un lavoro è legata a certe condizioni e caratteristiche richieste che nulla hanno a che vedere con crisi e congiunture.
Per esempio, tra i tanti casi esistenti nell’intero territorio nazionale, c’è un certo sig. Maurizio Castellari, a Mantova, che sta cercando da tempo fino a quaranta persone che si occupino della vendita di polizze assicurative. Senza risultato alcuno.
«Ho ricevuto 45 curriculum – ha spiegato ad un cronista che lo intervistava – ma quando ho chiamato le persone che credevo interessate al lavoro, ho capito che a inviare la domanda erano state le rispettive mogli, fidanzate, madri. Hanno accettato di venire al colloquio solo in 10, e si sono presentati in due».
Incredibile, sembrerebbe, dati i tempi che stiamo vivendo. Il sig. Castellari, referente per Mantova e Verona di Retemanager, società di Milano che si occupa di ricerca del personale, sembra quasi aver perso le speranze.

 

Le ragazze sognano di fare le veline:

«Ho parlato anche con il sindaco Sodano, -ha detto- prima delle elezioni, per coinvolgerlo nella ricerca. Sto offrendo un lavoro serio con un contratto a tempo determinato, 700-800 euro al mese più gli incentivi legati alle vendite. Ferie, Tfr, contributi. Si inizia frequentando un corso di formazione di nove giorni e poi c’ è il test finale: serve per ottenere l’ abilitazione per iscriversi al registro degli intermediari.
Una volta assunti ci sono tre mesi di prova, poi si parte con la vendita  prodotti assicurativi di una compagnia americana, per farsi la pensione complementare. I ragazzi assunti non dovranno andare a suonare i campanelli, perchè ci sarò io ad affiancarli e a spiegare loro come impostare il  lavoro, fissare gli appuntamenti e rapportarsi col cliente. Niente forme di sfruttamento, precariato e pressioni per vendere.
L’ unico obbligo, certo, sarà il rispetto di un budget minimo di contratti, ma stabilito di volta in volta. E poi la frequentazione di appuntamenti programmati una o due volte al mese. Un po’ alla volta aggiungeremo altri prodotti da vendere e alla fine il dipendente, se non vuole più lavorare con noi, potrà farlo da libero professionista».
Secondo noi la ricerca del sig. Castellari non è destinata verso un buon fine: per avere successo dovrebbe inventarsi un’attività ove collocare veline e ragazzi immagine. Questo hanno insegnato ai giovani del nostro Paese, per oltre vent’anni, i media televisivi italiani nonchè vari esponenti del mondo politico.

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