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Lo scontro Masi – Santoro: Rai senza tregua

Non è cosa facile cercare di comprendere ciò che sta succedendo in Rai in questo momento in cui alcuni noti conduttori, soprattutto giornalisti, sembrano dare particolarmente fastidio ai progetti ed alle strategie dei nostri vertici di governo che darebbero non si sa cosa per potersene definitivamente liberare ed ottenere, finalmente, quel regime di monopolio dell’informazione televisiva cui aspirano.
Mentre si parla della sostituzione di Corradino Mineo alla guida di Rainews e non si riescono a prendere decisioni conclusive per via del clamore che in questo momento particolare di estrema corruzione e di ostilità dei cittadini nei confronti delle spartizioni partitiche che stanno portando il nostro Paese alla catastrofe democratica, una mossa del genere determinerebbe, ecco rispuntare in grande evidenza il caso Santoro.

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Scambio di accuse tra Santoro e Masi:

Il “Michele” discolo e poco incline a sottomettersi alle volontà esterne che tentano da tempo di modificarne la personalità giornalistica facendo ogni più opportuna pressione sulla dirigenza Rai, poche ore fa ha tuonato in modo deciso, attraverso una lettera inviata al direttore generale Mauro Masi: “Annozero deve andare in onda, non c’è più spazio per rinvii che appaiono strumentali o per trattative ormai chiuse”. E si dichiara “pronto a difendere i diritti miei e degli spettatori“.
Ma torniamo alla lettera. “Gentile Direttore, al termine di una stagione faticosa, durante la quale sono stato costretto a lavorare più per contrastare manovre politiche e impedimenti burocratici che per realizzare un prodotto televisivo, solo al fine di trovar modo di continuare a svolgere la mia professione con un minimo di serenità, avevo accolto il tuo invito a valutare una ipotesi transattiva che ponesse fine all’interminabile vicenda giudiziaria che mi riguarda.
Ma siccome nessuna azienda seria (e qui sottintende che la Rai lo è, mentre noi tutti sappiamo bene di che tipo di baraccone si tratti) rinuncerebbe a cuor leggero a una trasmissione come Annozero e nessuna azienda libera discuterebbe di materie contrattuali riguardanti i suoi dipendenti come ha fatto la Rai, addirittura dedicando intere trasmissioni alla nostra cosiddetta trattativa, si è scatenata una incredibile concatenazione di errori di comunicazione e polemiche. Oggi sono costretto a constatare che non si è ottenuto il risultato sperato: individuare soluzioni che appaiano e siano dalla parte del pubblico“.
E conclude “Non c’è più spazio, quindi, per rinvii e ambiguità. E non c’è più tempo per trovare alcun accordo tra noi che non preveda la messa in onda di Annozero”

 

Il programma Anno Zero cancellato dalla Rai?

Per dindirindina: e adesso che succede? Si ritorna in tribunale per risarcire ancora una volta Michele Santoro con qualche milione di euro, da sommare alle perdite pubblicitarie che potrebbe avere la Rai per l’eventuale eliminazione di “Anno Zero?“. Oppure ci si piega ai suoi intendimenti e voleri, suscitando ulteriori attacchi di bile a chi, all’interno del Governo, vuole sbarazzarsene a tutti i costi?
Povero Masi: non sta in una situazione comoda ed eventuali sue decisioni troppo affrettate potrebbero condizionarne la carriera futura. Stiamo in attesa di vedere ciò che succede. Intanto, per soddisfare la curiosità dei nostri lettori alleghiamo un modestissimo passo che riguarda la Rai come concessionaria del servizio pubblico, che dice:
Il pluralismo, così inteso, è espressamente indicato dall’articolo 1 della legge 6 agosto 1990, n. 223 come uno dei principi fondamentali del sistema radiotelevisivo, che si realizza con il concorso di soggetti pubblici e privati.
Ciò che rappresenta un dovere per l’intero sistema radiotelevisivo diventa un obbligo per ciascun mezzo radiotelevisivo gestito dal servizio pubblico, che motiva la sua esistenza (e il suo finanziamento attraverso il canone) nel suo essere dalla parte di ogni cittadino, evitando ogni subordinazione a partiti, poteri o interessi.
Questo dovere vincola parimenti la Commissione parlamentare a vigilare sull’adempimento di questo indirizzo non in funzione di una parte o dell’altra ma in ragione di un diritto di tutti
“.

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