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Libertà di informazione e la storia dell’asino

Appare alquanto sconfortato, negli ultimi tempi, il nostro premier Berlusconi, per come i “paletti” posti a salvaguardia dei fondamenti costituzionali non gli permettano di realizzare alcuni obiettivi cui sembra visceralmente aspirare, rivelandosi oltremodo complessi e resistenti da superare, tanto da portarlo a lamentarsi sempre più spesso delle condizioni e limiti da cui le sue azioni di governo sono vincolate.
Inoltre, non nasconde, nei suoi interventi pubblici, di essere più contrariato e perplesso del solito davanti alle decise critiche in seguito ai suoi interventi sulla cosa pubblica, di cui è oggetto da parte delle varie categorie sociali (che dovrebbero pagare il conto finanziario delle sue errate valutazioni e dei suoi falsi proclami; gli spot pubblicitari sembra infatti che non funzionino più).
Noi consigliamo al nostro premier di stare assolutamente tranquillo: da che mondo è mondo gli uomini perpetuano l’abitudine di criticare tutto ciò che accade intorno a loro. E gli suggeriamo di cercare di “esternare” un po’ di meno, perchè le sue “esternazioni” ci ricordano l’antica storia di quel vecchio che scendeva dal monte verso la valle in groppa ad un asino, accompagnato da un bambino che procedeva accanto a lui, a piedi.

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Il bambino, il vecchio e l’asino:

Man mano che andava, attorno a lui si sentivano i brontolii dei contadini accanto a cui passava: “Guarda lì quel vecchio,” – dicevano – “non si vergogna di starsene comodo sull’asino, mentre quel povero bambino si sta rovinando i piedi per la fatica!”.
Il vecchio, per non sentire più quel vocìo ostile, scese dall’asino e fece salire al suo posto il bambino. “Guarda lì quel bambino” – sentì allora brontolare – “con tutta l’energia e la salute che si ritrova, se ne sta tutto beato sopra l’asino, mentre quel povero vecchio è costretto ad andare a piedi tra mille sofferenze!”. Il vecchio a quel punto prese la decisione di montare anche lui sull’asino, insieme al bambino. “Povera bestia” – si sentì rilanciare – “non c’è più pietà a questo mondo: in due sopra quell’asinello, che si regge appena in piedi!”.
A questo punto il vecchio prese la decisione di scendere, insieme al bambino, dall’asino. Mentre i due andavano ancora verso la valle a piedi, i contadini continuavano a borbottare: “Guarda quei due, sono proprio degli stupidi: con l’asino che hanno, vanno a piedi!”. 

 

Il futuro della libertà di informazione:

Il Presidente del Consiglio di questa storia certamente estrarrà la personale visione che lo porterà a pensare che il miglior modo per andare avanti nel governare sia quello di puntare dritto allo scopo, senza curarsi di quanto possa dire o pensare chi è soggetto alle sue decisioni. Dimenticando che dentro la storiella è contenuta un’ulteriore verità: quella che non si potrà mai impedire alle persone di esprimere i propri punti di vista, giusti o sbagliati che siano.
Nè si può, per tornare ad un tema di grande attualità che si sta dibattendo in queste ore al Senato, cercare di limitare le capacità di analisi e di critica degli addetti al mondo dell’informazione, che sono strettamente collegate con quei “paletti” di cui accennavamo all’inizio.
Indro Montanelli, ricordiamo, a questo proposito insisteva ripetutamente sul carattere “anarchico” dei cittadini italiani, che li rende alquanto difficili da governare. Soprattutto quando lo si vuol fare con l’arroganza e senza rispettare le regole del gioco democratico.

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