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Lasciare lavorare il Presidente Napolitano

Le strategie adottate dal capo del nostro governo Berlusconi per raggiungere i suoi obiettivi di pieno controllo di gran parte delle Istituzioni dello Stato, ancora una volta si devono confrontare con il ruolo costituzionale del nostro presidente Napolitano costretto a forza ad interventi, suggerimenti e ricerca di  faticosi equilibri, che potrebbero benissimo essere evitati.
Il premier, come ormai è assodato, sempre più spesso lancia strali che potrebbero apparire, a chi non conosce la tecnica che utilizza, quali mezzi difensivi di chi è vittima di sorprusi e prevaricazioni, se non fosse che all’interno del suo stesso partito o tra i vari collaboratori che l’hanno ultimamente abbandonato non condividendo le sue idee talvolta troppo egemoniche e pericolose per la democrazia, ci sono uomini che hanno preso parte alle sue acrobazie politiche personalistiche, che ci spiegano puntualmente come avvengono i fatti e quali sono gli scopi che vuole raggiungere.

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La legge sulle intercettazioni telefoniche:

 

Sul caso della legge in discussione in Parlamento, inerente le intercettazioni telefoniche, stavolta si è fatto avanti il suo fedele legale Niccolò Ghedini che, davanti all’intervento pubblico del presidente Napolitano teso a rassicurare i cittadini italiani allarmati per la possibile limitazione prevista dalla legge in oggetto nei confronti delle indagini dei magistrati, delle forze dell’ordine e delle capacità di informazione da parte della stampa, aveva dichiarato:
«i commenti del Quirinale sono assai pregevoli, ma c’è un Parlamento: spetta a quest’ultimo decidere». Ed aveva precisato che «la valutazione del capo dello Stato non è su problemi di natura tecnica. Altrimenti dovrebbe farsi eleggere. La valutazione è sulla costituzionalità. Le criticità tecniche esulano dalla sua competenza».
Chiaramente si sono sollevate proteste in tutto il Paese, dopo queste dichiarazioni di Ghedini, soprattutto da parte di chi ancora non riesce a comprendere quanto sia normale che un professionista profumatamente pagato per le sue prestazioni metta in atto tutte quelle azioni atte a curare al meglio gli interessi del suo cliente.

 

L’ avvocato Taormina e le leggi per Berlusconi:

L’ha spiegato dettagliatamente, qualche mese fa, in una intervista esaustiva, la persona che aveva preceduto Ghedini nella sua funzione: l’avvocato Carlo Taormina. Spiegando dettagliatamente come funziona il “giochetto” messo in atto da Berlusconi per difendere sempre meglio i suoi interessi.
Ha detto Taormina: «Conosco bene il modo con cui Berlusconi chiede ai suoi legali di fare le leggi ad personam, perché fino a pochi anni fa lo chiedeva a me. E, contrariamente a quello che sostiene in pubblico, con i suoi avvocati non ha alcun problema a dire che sono leggi per lui. Per questo oggi lo affermo con piena cognizione di causa: quelle che stanno facendo sono norme ad personam». Lasciamo lavorare il presidente Napolitano con serenità: conosce benissimo la cose da fare.

 

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