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La protesta nelle piazze: il popolo degli incazzati

La manifestazione di protesta organizzata il 27 febbraio dal “Popolo viola” a piazza del Popolo, a Roma, è stata un’occasione opportuna per manifestare ancora una volta il dissenso di molta  parte dei cittadini italiani verso pericolose manovre manipolatorie in atto contro fondamentali princìpi sanciti dalla Carta Costituzionale a garanzia della coesione sociale, tentate decisamente da chi ad ogni costo vuol far prevalere l’interesse di parte su quello dell’intera collettività.
Essa diviene anche prova di quanto debole sia l’azione dei partiti d’opposizione sulle devastanti iniziative legislative portate avanti dall’attuale governo, evidenziando come essi, da promotori di iniziative politiche, si stiano man mano trasformando, obtorto collo, in veri e propri esploratori di mondi sociali che sembrano a prima vista nuovi, trascinati dalle potenti brezze del vento popolare.
Attraverso i nuovi mezzi  di comunicazione quali Facebook si stanno formando correnti d’opinione che condizioneranno certamente il prossimo futuro sociale  per la dirompente energia che riescono a mettere in moto e di cui non si può non tener conto.

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La protesta di Piazza del Popolo:

La manifestazione di piazza del Popolo, restando in tema, incide profondamente sulla realtà politica e civile del Paese. L’urlo delle piazze chiede che non passi il principio secondo cui possano esserci cittadini di varie serie, trattati giuridicamente a seconda di quella d’appartenenza, ribadendo ancora una volta che la legge deve essere uguale per tutti e che nessun impedimento può fare arretrare questo concetto dinanzi ad invenzioni giuridiche astratte, non rispettose delle linea guida tracciate dalla Costituzione.
Se Balzac nella sua opera “La storia dei tredici” affermava che “L’eguaglianza  sarà forse un diritto, ma nessuna potenza umana saprà convertirlo in un fatto”, noi pensiamo che sia la direzione verso una meta di giustizia sociale ed uguaglianza a contare, e per dirla secondo il pensiero di alcuni cultori di filosofia orientale, è il “mentre” l’essenza stessa della vita. Lo stesso dicasi per la democrazia.
Il  “Popolo viola” è segno di democrazia viva nel nostro Paese, di democrazia in cammino, sospinta da idee, quelle insite nella Carta, ancora valide e perciò non modificabili senza un consenso popolare che vada oltre una semplice maggioranza parlamentare. A L’Aquila intanto, in seguito ai ritardi della macchina statale per la rimozione dei detriti del terremoto, sta mettendosi in moto un altro organismo associativo di protesta: è il Popolo della carriole“.
Sul Colosseo nelle ore scorse s’è avuta una protesta di alcuni cittadini che manifestavano contro gli sgomberi forzati ed il piano casa del comune. In questo momento in Italia c’è un intero Popolo costituito da qualche milione di persone che non hanno una casa dignitosa. Inoltre un altro Popolo, costituito da lavoratori precari ( il presidente della Camera, Fini, ha dichiarato: “In Italia la flessibilità è diventata sfruttamento legalizzato”) e disoccupati  si sta organizzando per chiedere a viva voce che siano rispettati i loro diritti di cittadini e di esseri umani. Chi governa farà bene a prestare la giusta attenzione a quanto accade:  da questa miscela potrebbe nascere un ” Popolo di incazzati neri “.

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