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L’Aquila: quando le bugie diventano un boomerang

Ne Il Galateo Giovanni Della Casa ha ammonito che “A lungo andare i bugiardi non solo non sono creduti, ma essi non sono ascoltati; sì come quelli, le parole de’ quali niuna sostanza hanno in sè nè più nè meno come s’eglino non favellassino, ma soffiassino”.
Gli abruzzesi, soprattutto gli Aquilani hanno fatto da tempo tesoro di questo insegnamento, adeguando i propri comportamenti alla natura del Governo con cui devono fare i conti per ottenere gli interventi idonei alla ricostruzione delle loro abitazioni, opere di culto e monumentali distrutte dal terremoto del 6 aprile 2009 accompagnate da un’opportuna e rapida rimozione delle macerie che imperversano in tutto il centro storico della loro bellissima città.
Il noto “popolo delle carriole” che ogni domenica si impone nella cosidetta “zona rossa” è il risultato di una strategia di difesa che mira a premere sulle istituzioni perchè non dimentichino gli impegni presi a suo tempo nel campo del disastro.
Questo folto gruppo di cittadini abruzzesi sa bene che questo è il momento giusto per far risaltare le loro proteste, dato il clima frenetico di elezioni regionali che si respira dappertutto : sabato 20 marzo già c’era chi aveva strumentalizzato le loro tragedie a scopo promozionale nella piazza S. giovanni di Roma.

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L’Aquila sta morendo:

Avrebbero dovuto correrre in massa per ringraziare pubblicamente il Governo per la tempestività con cui aveva ridato una casa a chi l’aveva persa, cercando di evitare di pronunciare il termine “ricostruzione” certamente non adatto alla realtà che si sta vivendo attualmente nel capoluogo d’ Abruzzo.
Realtà rimarcata dal vescovo Giovanni D’Ercole che nelle ore scorse ha lanciato un energico allarme affermando che “L’Aquila muore se continua ad essere lasciata sola. Dopo il terremoto del 6 aprile scorso, le macerie sono ancora a terra, salvo qualche rara eccezione. La gente, ancora costretta a vivere lontana dalle loro case, è giustamente esasperata. Ormai non si può far più finta di niente”.
Ricordiamo per i lettori che D’Ercole è l’ “uomo” che il Vaticano ha inviato all’Aquila per affiancare il vescovo locale nella ricostruzione delle chiese distrutte dal terremoto, e che ha manifestato la ferma intenzione di stare accanto ai suoi concittadini per cercare di non far cadere il silenzio sui tanti problemi che ancora gravano sulla città.
Certamente ha ragione: con i bugiardi bisogna, come si dice a Roma, stare sempre in campana. Quelli sono capaci di dire che in una piazza ci sono 1 milione di persone quando in effetti se ne contano circa 150 mila. E guai a contraddirli, anche se si tratta di fonti attendibili come quelle di una questura: sono capaci di far polemica anche con Domineddio, se contraddetti.

 

Le bugie hanno le gambe corte:

E’ di qualche ora fa la presente nota pubblicata, a questo proposito, da un noto giornale nazionale: “La polemica innescata da alcuni esponenti del Pdl contro la Questura di Roma e’ semplicemente ridicola. Proprio una settimana fa il centrodestra esultava nel leggere i numeri della Questura che ridimensionava le cifre della manifestazione della sinistra in piazza del Popolo.
Oggi invece ne denuncia la perdita di credibilita’, solo perche’ ha osato rivedere al ribasso le surreali cifre degli organizzatori di Piazza San Giovanni. Un doppiopesismo incomprensibile, a meno che l’onorevole Cicchitto e il senatore Gasparri non vorranno spiegarci che il Ministero dell’Interno e la Questura nell’ultima settimana si siano trasformate in soviet guidati da pericolosi comunisti sovversivi…”.
Insomma, le bugie hanno sempre le gambe corte. O come dice Goldoni nell’ < Arlecchino >: ” Al busiaro non se ghe crede gnanca la verità”.

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