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Il Nord Italia in mano alle mafie

Prosegue senza sosta, secondo l’ultimo rapporto Cnel, la conquista del Nord d’Italia da parte delle cosche mafiose meriodonali che presentano una strategia tentacolare fatta di  traffico di droga, usura, pizzo, di insermenti occulti e non  nell’edilizia, nei grandi appalti e nella finanza.
È quanto emerge con sconcertante chiarezza dalll’analisi Cnel che ha sviscerato “L’infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia di alcune regioni del Nord Italia”, e che è stato presentato nelle ore scorse.
Nel rapporto si ricostruisce storicamente la lenta infiltrazione mafiosa delle regioni settentrionali negli ultimi cinquanta anni, dovuta anche a molteplici connivenze e politiche ” morbide ” da parte di apparati istituzionali che avrebbero dovuto invece contrastare il fenomeno.

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Come le mafie hanno conquistato il nord Italia: 

I motivi più importanti che hanno determinato questa situazione sono stati individuati fondamentalmente nell’invio al soggiorno obbligato dei boss, prima siciliani e poi camorristi e ‘ndranghetisti, nell’emigrazione spontanea avvenuta nel triangolo industriale di Torino, Milano e Genova per la disperata ricerca di un lavoro da parte di moltissimi lavoratori affamati, ed infine nella scelta imprenditoriale – strategica, fatta soprattutto dalla ‘ndrangheta, di trasferire grossa parte dei propri interessi al Nord.
Come giustamente diceva  Henry Louis Mencken nella sua opera “Un libro di prefazioni”, il tempo è un grande legalizzatore, anche nel campo della morale, per cui a distanza di decenni, la realtà che viene osservata è fatta di mafiosi ormai totalmente inseriti in molti settori dell’economia, titolari di attività commerciali ed industriali, proprietari di immobili, con la preoccupazione soltanto di ben riclicare i vari proventi delle attività illegali che gestiscono sia in prima persona che con dei prestanome, in cerca di relazioni con il mondo politico che,date le capacità finanziarie che detengono, non risulta loro difficile procurarsi.

 

La ‘ndrangheta nel nord Italia:

La prima organizzazione sul territorio del Nord è la ‘ndrangheta: in Lombardia si sono spostate tutte le ‘ndrine che contano ed ognuna di esse si è ben insediata nel nuovo spazio conquistato.
La loro presenza è stata rilevata durante diverse indagini avvenute nell’hinterland di Milano, sia nei lavori dell’alta velocità ferroviaria che  in quelli dell’ampliamento dell’autostrada A4 e spesso sono venute alla luce complicità con imprenditori lombardi. Ciò ha portato come conseguenza all’espulsione continua di imprenditori che agivano nel rispetto della piena legalità ed alla contestuale sostituzione con soggetti che, quando non criminali, certamente possono essere definiti, parafrasando il linguaggio usato da alcune autorità del luogo, personaggi privi di scrupoli.
Il rapporto Cnel chiarisce anche che la conquista silenziosa di pezzi dell’economia legale è avvenuta soprattutto attraverso il prestito usuraio, utilizzato, insieme all’edilizia, come il “cavallo di Troia” per conquistare le posizioni economiche che tuttora detengono.
La misura degli interessi mafiosi nel Settentrione del nostro Paese è fornita soprattutto dal numero  delle confische eseguite dalla magistratura: al 30 giugno 2009 beni per 142 milioni di euro (108 milioni nella sola Lombardia) e aziende per 1,7 miliardi di euro. Cifre, conclude il Cnel, impressionanti, che da sole ci indicano la grande capacità espansiva e il radicamento nelle regioni del Nord delle organizzazioni criminali in oggetto.

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