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Festa del 2 Giugno e solite ruberie

Il presidente della Repubblica, nel suo messaggio in occasione della festività del 2 giugno,ha rivolto “un augurio affettuoso a quanti vivono e operano nel nostro paese per la festa che celebriamo insieme: festa dell’Italia che si unì e si fece Stato 150 anni orsono, festa della Repubblica che il popolo scelse liberamente il 2 giugno 1946″.
Ha ribadito poi che “in questo momento sentirsi nazione unita e solidale, sentirsi italiani, significa riconoscere come problemi di tutti noi quelli che preoccupano le famiglie in difficoltà, quelli che nei giovani suscitano, per effetto della precarietà e incertezza in cui si dibattono, pesanti interrogativi per il futuro.
Parlo -ha detto il Presidente Napolitano– dei problemi del lavoro e della vita quotidiana, dell’economia e della giustizia sociale. Stiamo attraversando, nel mondo e in particolar modo in Europa, una crisi difficile: occorre dunque un grande sforzo, fatto anche di sacrifici, per aprire all’Italia una prospettiva di sviluppo più sicuro e più forte. Per crescere di più e meglio, assicurando maggiore benessere a quanti sono rimasti più indietro, l’Italia deve crescere tutta, al Nord e al Sud.
Si deve, guardando ai giovani, promuovere una migliore educazione e formazione, fare avanzare la ricerca scientifica e tecnologica, elevare la produttività del nostro sistema economico: solo così si potrà creare nuova e buona occupazione”.

 

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Sacrifici dei cittadini: e i politici continuano a rubare

Queste sono solo alcune affermazioni, che estrapoliamo dall’intero intervento del nostro Presidente Napolitano, che invitano all’unità, al sacrificio, allo sforzo per il bene comune. Purtroppo impattano con una realtà che è quella che è, con le quotidiane ruberie da parte di uomini pubblici, le tangenti, le concussioni, i favoritismi e tutti quei fatti e comportamenti da parte di chi gestisce la cosa pubblica,di cui tutti sanno.
E’ notizia del giorno la conclusione, per esempio, a Cagliari, del processo di primo grado (caso noto come Branno-Fideuram) che ha visto condannati i soliti politici ed amministratori eccellenti da loro insediati, (dieci condanne, due assoluzioni e tre prescrizioni). Le pene più pesanti sono state a carico dell’ex assessore regionale ai Trasporti Marco Carboni e l’ex assessore all’Industria Andrea Pirastu condannati a 8 anni ciascuno.
Sette anni per l’ex commissario dell’Isola Carlo Boi, sei anni e otto mesi per l’ex presidente dell’Arst Giorgio Asunis, cinque anni e sei mesi per l’ex presidente di Coopfin Luigi Medardi, cinque anni per l’ex presidente dell’Arst Francesco Masia e Adriano Confalone. Condannati a 4 anni l’ex commissario straordinario dell’Emsa Franco Martucci, l’imprenditore Francesco Soldati e l’ex presidente della Coopfin Gonario Gianoglio.
Le richieste di condanna erano state sollecitate dal pubblico ministero per peculato, concussione, associazione a delinquere, riciclaggio, falso, turbativa d’asta, truffa (il Parlamento non ha fatto in tempo, in questo caso, a varare le norme necessarie a bloccare il lavoro d’indagine dei magistrati: prossimamente certamente non sarà più così).
Questo è solo una parte del  contesto in cui il nostro Presidente chiede “unità, sacrifici e sforzi” ai cittadini italiani. Forse sarebbe il caso di riflettere su quanto, a proposito del sacrificio, ha scritto Francis Jammes: “Capita a volte, quando uno si mette in croce, che i chiodi vadano a ferire qualcuno dietro di lui”.

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