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Elezioni Regionali: il “giochetto” della Carfagna

Passate le lezioni regionali è ora il momento più atteso per i politici, quello di dividersi i seggi ed occupare le poltrone; l’operazione avviene automaticamente, frutto inequivocabile del giusto consenso popolare o almeno così ci narrano.
Tra i casi venuti alla ribalta in queste ultime elezioni non può passare inosservato quello della Campania dove, dopo 10 anni di governo del centrosinistra, diviene governatore il candidato in quota Pdl, Stefano Caldoro.
Gran parte del merito di questa vittoria è senz’altro da attribuire alla scapestrata gestione della regione portata avanti per 2 legislature consecutive da Antonio Bassolino, che ha portato nei campani una notevole voglia di cambiamento.
Ma tra le altre ragioni di questo ribaltone non può mancare anche un noto effetto mediatico tanto caro alla politica attuale in particolare nel centro-destra.

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La candidatura di Mara Carfagna:  

Stiamo parlando della candidatura di Mara Carfagna come capolista Pdl alla regione Campania; l’ex show-girl ed attuale Ministro per le Pari Opportunità ha ottenuto il record di preferenze in Italia, ben 55.700 voti, conseguendo quindi l’incarico salvo rinunciarvi, come d’altra parte ampiamente premesso, per continuare a dedicarsi al suo incarico nazionale al Governo. Naturalmente la rinuncia sua non significa assolutamente abbandonare il seggio conquistato, ma bensì che quest’ultimo verrà occupato dal primo non eletto della sua lista, una sorta di regalo piovuto dal cielo.
Ora, la prima riflessione d’obbligo appare piuttosto scontata; è naturale, verrebbe da pensare, rinunciare ad un posto di Assessore regionale per mantenere l’incarico di Ministro. Un po’ come scegliere, per un cittadino normale, tra un posto fisso in banca ed uno da spazzino; ma a parte questo, le 55.700 persone che hanno votato per l’ex show-girl lo hanno fatto chiaramente per essere rappresentati da lei alla Regione, non certamente da un sostituto ripescato perché non aveva ottenuto il numero sufficiente di voti. 
La domanda che ci facciamo quindi è: a cosa serviva questa candidatura? Perché è stata portata avanti per poi rinunciare all’incarico? E’ giusto nei confronti dei cittadini che l’ahnno votata perchè credevano in lei? 

 

Vince ma rinuncia: a cosa è servita la candidatura?

Interrogativi legittimi la cui risposta potrebbe essere che la sua discesa in campo, caldeggiata probabilmente dal Premier Berlusconi cui la Carfagna non ha saputo dir di no, serviva a sfruttare la sua immagine e la sua notorietà in Campania per portare voti al candidato presidente in quota Pdl ed accaparrarsi il maggior numero di seggi possibile per il partito salvo poi girare l’incarico ottenuto ad un sostituto.
Un giochetto riuscito in pieno che ha contribuito a decretare la vittoria del centro-destra nella Regione Campania pur non rispettando in pieno la tanto citata e vituperata volontà popolare.
Chi ha votato in Campania per il Ministro resterà probabilmente deluso dal non vedersi rappresentato da lei che, invece, resterà comodamente all’interno della squadra di Governo in quel di Roma, sua città attuale. Per i campani che l’avevano votata in virtù delle sue doti e che speravano di vederla nella squadra della loro Regione non resta molto da fare.
La potranno vedere soltanto in fotografia. O, se preferiscono, dalle pagine di un calendario di qualche anno fa.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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