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Continua la ricerca del bosone di Higgs, la particella di Dio

Continua la ricerca della particella di Dio: ci sono voluti più di dieci anni di lavoro, ed il contributo di circa 5000 scienziati provenienti da una cinquantina di paesi per realizzare quello che si presenta come l’esperimento non solo più grande, ma perfino più ambizioso della storia. Se infatti si realizzasse quanto sperato al CERN (Centro Europeo di Ricerca Nucleare), l’umanità potrebbe finalmente realizzare uno dei suoi primordiali desideri: svelare il segreto ultimo dell’universo.
Ginevra, Svizzera. A circa 100 metri sotto il livello del suolo giace l’imponente mole del Large Hadron Collider (LHC, il “grande collisore di Adroni”). Questo enorme struttura ad anello, lunga ben 27 km, è il più grande e potente acceleratore di particelle del pianeta. Il suo funzionamento è piuttosto semplice: questo gigante “spara” fasci di ioni e protoni gli uni contro gli altri ad una velocità prossima a quella della luce.

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Alla ricerca del bosone di Higgs

Data la potenza dell’acceleratore, al momento dell’impatto una parte dell’energia viene trasformata in massa, in particelle cioè di materia. Esattamente ciò che si crede sia avvenuto nei primi istanti di vita dell’universo. Quattro “caverne” o sale sperimentali (ognuna dotata di un’apparecchiatura differente) dislocate lungo la circonferenza hanno la funzione di raccogliere i dati proprio nei punti in cui i fasci collidono.
Quello che rende l’esperimento unico nel suo genere è il fatto che ciò che gli scienziati si aspettano di scovare fra le neonate particelle non è nient’altro che il bosone di Higgs. Se questo nome risulta sconosciuto ai più, probabilmente risulterà più familiare l’appellativo con il quale viene solitamente presentato dai media: la “particella di Dio”.

L’importanza di questo bosone

Senza perdesi troppo in particolari tecnici basta ricordare che questo bosone, secondo l’attuale modello standard della fisica, è la particella in base alla quale tutta la materia dell’universo riceve una specifica massa e si struttura quindi in un determinato modo. In un certo senso è il bosone di Higgs che “disegna” la realtà così com’è. Fino ad oggi però, tale particella era un’ipotesi matematica che garantiva la coerenza delle nostre ipotesi fisiche. Un’ipotesi che, però, non aveva mai ricevuto una conferma.
Se l’LHC fosse in grado, come sostengono i tecnici che l’hanno costruito appositamente per questo, di dimostrare l’esistenza del bosone, le attuali teorie scientifiche si trasformerebbero in certezza. E finalmente si comprenderebbe perché l’universo ha questa forma.

Spiegare la comparsa della materia

Arrivati a questo punto è forse bene riflettere sulle implicazioni di questo eventuale risultato. Saremmo infatti in grado di spiegare, basandoci su prove empiriche e non più su mere ipotesi, la comparsa della materia a partire da qualcosa di immateriale come, appunto, l’energia.
Non è un argomento che possa passare inosservato poiché da millenni teologi, filosofi e scienziati hanno tentato, con un bisogno viscerale, di dare una risposta alla domanda su come sia iniziata, appunto, l’esistenza del reale. Trovare il bosone di Higgs porterebbe tutte le teorie odierne, comprese quelle filosofiche o religiose, a doversi confrontare, e ad adeguarsi, ad una tale scoperta.

Una scoperta che metterebbe in difficoltà le religioni

Secondo alcuni, non ci sarebbe più alcun motivo di ammettere l’opera amorosa di un Dio che, trascendente (e quindi al di fuori) rispetto alla realtà materiale, si premura di ordinare il creato. L’esistenza di questa infima particella metterebbe in grave difficoltà le cosmologie delle più grandi religioni monoteistiche: la ragione dell’ordine dell’universo risulterebbe infatti interna all’universo stesso.
Sembrerebbe quindi che l’eterna lotta fra la concezione meccanicistica del cosmo, secondo la quale tutto avviene a causa di fattori puramente materiali e teoricamente spiegabili, e quella finalistica, secondo la quale la spiegazione dei fenomeni naturali è invece da rintracciare in un “progetto” divino, potrebbe volgere verso una definitiva vittoria della prima.
Questa eventualità ha creato scompiglio fra i proseliti dei differenti credi, che in alcuni casi hanno reagito in maniera radicale. Nell’ottobre 2009 ,infatti, sono state arrestate due persone, tra cui un ingegnere del CERN, sospettate di progettare un attacco terroristico per conto di al Qaeda.

Critiche all’esperimento

Ma critiche sono arrivate anche da parte del mondo scientifico con le varie teorie catastrofiste che si sono succedute negli ultimi anni. Secondo lo scienziato tedesco Otto Roessler l’LHC avrebbe generato dei buchi neri in grado di inghiottire la terra; mentre per i fisici Holger Bech Nielsen e Masao Ninomiya la natura stessa del bosone di Higgs impedirebbe la riuscita dell’esperimento, riportando indietro il tempo e presentandosi, alla percezione umana, come un guasto nell’apparecchiatura.
Quello che è più plausibile, invece, è che la riuscita di questo esperimento porterebbe, senza dubbio, ad una più completa comprensione dell’universo in cui ci troviamo, ma questo non porrebbe fine a quelle domande che da sempre accompagnano l’uomo nella sua esistenza. Una teoria finalistica in grado di evolvere potrebbe vedere nel bosone di Higgs semplicemente la “mano” di Dio proprio nell’atto di disegnare l’universo. Verrebbe spiegato, infatti, che cos’è che da forma alla realtà.
Ma non da dove nasca questo qualcosa.  La sfida tra meccanicisti e finalisti sembra quindi tutt’altro che conclusa. E a noi, fortunatamente, resta ancora la libertà di scelta.

Xuan de Angelis

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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