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Concordato preventivo: come funziona e cosa accadrà all’Atac

Nelle ultime settimane si fa un gran parlare di concordato preventivo in riferimento all’Atac, l’azienda dei trasporti capitolina (la più grande di Italia) sull’orlo del baratro a causa di conti non propriamente in ordine.
Un problema per la verità noto da anni, non certamente un fulmine a ciel sereno, e che si è deciso di affrontare nelle ultime settimane proprio facendo ricorso all’istituto del concordato preventivo.
In sintesi si sta parlando di un percorso tramite il quale l’azienda perderà potere decisionale con l’obiettivo di salvarsi dal fallimento; che tuttavia non viene escluso del tutto. Un modo per tentare il risanamento dell’Atac senza privatizzarla, come avrebbero voluto in tanti, non ultimi i Radicali che sulla questione hanno promosso un refrendum; e, ovviamente, senza farla fallire.

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Cosa è il concordato preventivo

Il concordato preventivo è uno strumento giuridico diretto ad evitare il fallimento di un’azienda e aiutarla a trovare una soluzione utile per soddisfare i creditori e superare una crisi o uno stato di insolvenza.
In particolare, il concordato preventivo è un accordo fra un imprenditore commerciale insolvente e i creditori, con cui si definiscono le modalità attraverso le quali verranno gestite le obbligazioni pendenti.
Questo istituto si pone come obiettivo di tutelare sia l’azienda in difficoltà, salvaguardandone l’operatività e i posti di lavoro dei dipendenti, sia i creditori. Questi ultimi hanno la possibilità di vedere soddisfatto il loro credito, in tempi ridotti rispetto alla procedura fallimentare.

La legge che regola in concordato

Il concordato preventivo è previsto dalla Legge Fallimentare (Regio Decreto n. 267 del 1942) ed è stato negli anni oggetto di continue modifiche, di cui la più importante nel 2005, che ha eliminato le cosiddette condizioni di meritevolezza.
Non è più necessario che l’imprenditore sia iscritto nel registro delle imprese, tenuto presso la Camera di Commercio, da almeno due anni, né la regolare tenuta della contabilità. Inoltre, è stata abolita anche l’assenza di dichiarazioni di fallimento precedenti o di condanne per delitti contro il patrimonio.

Concordato preventivo: requisiti

Possono fare ricorso all’istituto le imprese commerciali, società di capitali, di persone o le ditte individuali (l’Atac è una società pubblica del comune di Roma ma sotto forma di Spa). Mentre sono escluse le imprese agricole e gli enti pubblici.
L’ammissione può avvenire solo in presenza di requisiti richiesti dalla legge. Questi sono rappresentati dal presupposto oggettivo e soggettivo. Il primo riguarda l’effettivo stato di insolvenza dell’impresa. Il secondo il rispetto di determinati limiti dimensionali, che vengono rivisti ogni tre anni dal Ministero della Giustizia.
In particolare, le imprese devono aver avuto un patrimonio attivo annuo o inferiore a 300 mila euro, negli ultimi tre esercizi precedenti alla richiesta del concordato, ricavi lordi non superiori ai 200 mila Euro e debiti entro i 500 mila euro.

Piano di risanamento

L’imprenditore che decide di sfruttare il concordato preventivo per salvare dal dissesto finanziario l’impresa, deve redigere un piano di risanamento che deve contenere proposte valide a coprire i debiti e che siano accettate dai creditori. Nel dettaglio, il piano deve presentare:

  • le modalità con cui intende procedere alla ristrutturazione dei debiti e al pagamento dei crediti. Queste possono essere rappresentate dalla vendita di beni dell’impresa o di operazioni straordinarie, come ad esempio l’attribuzione di quote, azioni, obbligazioni della società ai creditori o l’emissione di altri strumenti finanziari a loro favore.
  • l’attribuzione delle attività delle imprese coinvolte nel concordato ad un assuntore.
  • la divisione dei creditori in privilegiati e chirografari, con l’indicazione dei trattamenti riservati alle varie classi.

Il procedimento

Per accedere al concordato preventivo, l’imprenditore deve presentare apposita richiesta, corredata dal piano di risanamento e dagli altri documenti richiesti dalla legge, al tribunale del luogo dove ha sede l’impresa. Quest’ultimo esamina la domanda in sede collegiale e decide se accettarla oppure chiedere al debitore di integrarla di nuovi documenti o di effettuare delle modifiche, entro i termini stabiliti. Quindi una volta valutato il tutto, può anche disporre una consulenza sulla fattibilità del piano o dichiarare l’inammissibilità della proposta con decreto non soggetto a reclamo.
Nei casi più gravi e in presenza dei presupposti di legge può procedere anche alla dichiarazione di fallimento. Qualora invece la domanda di concordato viene accettata, il cancelliere procede con la pubblicazione nel registro delle imprese.

Effetti del concordato preventivo

L’imprenditore ammesso al concordato continua ad occuparsi dell’amministrazione ordinaria dell’azienda, sotto la vigilanza di un commissario giudiziale. Solo in caso di operazioni straordinarie, come ad esempio la vendita di immobili, accensione di mutui o ipoteche, è necessaria l’autorizzazione del Giudice delegato.
Mentre per quanto riguarda i creditori non possono effettuare alcun tipo di azione esecutiva di recupero del credito nei confronti del debitore.

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