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Cacciare i politici corrotti a calci

Abbiamo letto con estremo interesse l’intervento di Giorgio Bocca su “La Repubblica” del 12 Giugno scorso, a proposito della legge sulle intercettazioni telefoniche su cui è accesissimo il dibattito in questo momento nel nostro Paese. Ad un certo punto questo maestro di giornalismo ha scritto:
Oggi nella Italia berlusconiana il furto attraverso la politica è scoperto, normale. Appena si può si ruba e viene il sospetto che sia avvenuta una mutazione antropologica, che la maggioranza al potere sia convinta che l’uso della politica per rubare sia non solo normale ma lodevole e che le istituzioni abbiano il dovere di proteggerlo”.
Forse per la grande indignazione da cui era pervaso mentre scriveva, Bocca non ha pensato di destinare alcune roventi righe anche ad una non piccola parte dell’opposizione, di centro e di sinistra, che non è che ecceda per comportamenti diversi.
Insomma, nella corsa contro il tempo che si sta giocando per evitare che vengano completamente a galla molte azioni di latrocinio perpetrate da buona parte della classe politica, non è da sottovalutare il fatto che la maggioranza spesso, nei due rami del Parlamento, gode della complicità e tolleranza anche da parte di alcuni deputati e senatori che, sulla carta, dovrebbero essere i suoi antagonisti.

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I giovani politici si facciano strada a calci:

E’ questa realtà, che ha fatto dire all’ ex capo del governo Romano Prodi, intervistato dallo stesso giornale, nel fare il punto sui suoi progetti futuri e sull’attuale condizione del mondo politico: “Credo sia giusto che adesso questo impegno diretto lo abbiano altri. Ho un’enorme fiducia nei giovani, ma non devono aspettare di essere pescati: lo spazio se lo devono trovare. Chi ha mai fatto spazio agli altri? Io posso farlo perchè ho un altro lavoro, vivo benissimo, ma il politico di mestiere non può. Deve essere cacciato a calci”.
Più facile a dire che a fare,date le attuali strutture su cui poggiano i partiti, fatte di vertici che manovrano non tenendo conto per lo più di quanto pensano e desiderano le basi dei sostenitori, sempre più impoverite numericamente e presidiate ormai quasi esclusivamente da vecchie mummie nostalgiche di tempi che non torneranno mai più, dove l’accesso ai giovani è evidentemente scoraggiato da metodologie e sistemi gerarchici che nulla hanno a che vedere con speranze ed aspirazioni delle nuove generazioni.
A questi giovani si è rivolto recentemente il maestro del cinema Mario Monicelli, per stimolarli a scuotere il Paese dalla fase di stallo in cui si trova, mettendo in atto una rivoluzione.
Probabimente al bravissimo Monicelli non sono chiare le potenzialità e la forza d’urto di strumenti tecnologici che consentono una rapidissima comunicazione di massa, come Facebook, Twitter, e cose simili, altrimenti certamente si sarebbe accorto che la rivoluzione che sollecita è già in atto, sta coinvolgendo sempre più giovani portandoli verso obiettivi sociali di reale cambiamento, dove presto non ci sarà più posto per i vergognosi traffici politici che si dispiegano quotidianamente sotto gli occhi, incolleriti, della stragrande parte dei cittadini italiani.

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