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Ancora un crocifisso contestato

Sul crocifisso imposto nei luoghi pubblici si apre un nuovo caso di protesta. Il promotore è il sig. Ennio Montesi, 56 anni, scrittore di narrativa ed esperto di marketing, membro della segreteria del partito Democrazia Atea, per pochi giorni paziente del reparto di Chirurgia dell’ Ospedale di Jesi, il quale aveva chiesto inutilmente, durante il ricovero, la rimozione del crocifisso dalla sua camera di degenza.
Una volta dimesso, furente per il sorpruso che, secondo lui, era stato costretto a subire, ha cominciato a creare un grande casino per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla vicenda capitatagli.
E’ partito nelle scorse ore con una lettera ai giornali, in cui si lamenta per quella che ritiene una violazione dei suoi diritti, una beffa alla Costituzione italiana, alla Dichiarazione dei diritti dell’Uomo, e a due sentenze della Corte Europea di Straburgo.
In essa, inoltre, spiega di aver contestato l’imposizione di cui era stato oggetto, per tutto il breve periodo di ricovero, dapprima con una richiesta verbale alla caposala, poi con una lettera consegnata alla Direzione medica del presidio ospedaliero, e infine, con una terza istanza scritta, sempre indirizzata al presidio, in cui chiedeva di essere esonerato dall’ accettazione forzata del crocifisso, un simbolo di violenza, torture, morte e crimini atroci contro l’Umanità.

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Rimuovere il crocifisso dai luoghi pubblici?

Si riferiva, ovviamente, a tutti quegli episodi raccontati dalla Storia, in cui uomini di Chiesa, con la copertura del simbolo del crocifisso, si sono macchiati di misfatti e crimini inenarrabili. Ma, come è noto, molti credenti cattolici contrappongono a questa tesi la realtà, soprattutto spirituale, rappresentata dal crocifisso stesso che è stata contemporaneamente fonte di crescita sociale e civile.
All’ospedale di Jesi, deve aver prevalso quest’ultimo aspetto della questione se il signor Montesi, dopo prelievi del sangue e dell’urina, controlli della temperatura corporea e somministrazione di farmaci, prima dell’anestesia totale pre-intervento chirurgico e ad un passo dalla sala operatoria, si è sentito rispondere che il crocifisso doveva restare lì punto e basta.
Risposta perentoria aggravata dal fatto, sempre secondo lui,che il giorno prima, tornato in stanza dopo un’assenza di pochi minuti, aveva trovato sul comodino un pieghevole con gli orari delle messe presso la cappella dell’ospedale, icone di santi e martiri e una filastrocca denominata preghiera del malato. Pieghevole lasciatogli in omaggio, probabilmente, dal frate cappellano che si aggira usualmente per il nosocomio cercando di indottrinare pazienti e fare proseliti.

 

Storie di crocifissi contestati:

Dunque il sig. Montesi, sentendosi soprattutto forte per via degli articoli 3 e 19 della Carta costituzionale, dell’ art. 9 della Carta dei diritti dell’Uomo, e delle sentenze della Corte Europea sul caso Soile Lautsi contro l’Italia e Alexandridis contro la Grecia, sta già valutando con i suoi avvocati la possibilità di aprire una vertenza contro l’Ospedale per richiedere un risarcimento danni.
Come aveva fatto a suo tempo il giudice  Luigi Tosti, il quale a Camerino si era rifiutato di tenere udienza avendo sopra il capo il crocifisso. Con l’aggiunta in questo caso che, essendo egli uno scrittore, potrebbe presto realizzare un libro sulla “disavventura” capitatagli, utilizzando anche le librerie come campo di battaglia ove far riflettere il pubblico sull’ingiustia subìta. La questione del crocifisso esposto nei luoghi pubblici, certamente è ancora solo all’inizio.

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