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Italia e storie di ordinaria corruzione

Il presidente dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, Luigi Giampaolino, nella sua relazione annuale al Parlamento, ha ribadito ancora una volta che disonestà e corruzione sono un vizio irrefrenabile da parte di amministratori pubblici e fasce imprenditoriali del nostro Paese.
Puntualizzando che “il mancato rispetto delle regole e la presenza radicata e diffusa della corruzione è causa di una profonda e sleale alterazione delle condizioni concorrenziali che può contribuire ad annientare le imprese oneste, costringendole ad uscire dal mercato”.
Il presidente Giampaolino non ha parlato dell’impatto di una corruzione ormai generalizzata sulla pubblica opinione che non sa più a che santo votarsi per vedere le cosa pubblica amministrata con un pò più di pudore.
Nelle stesse ore in cui, infatti, esponeva la sua analisi, a Vicenza il giudice Stefano Furlani concludeva il giro di interrogatori di alcuni indagati (vari commercialisti in combutta con funzionari dell’Ufficio delle Entrate) dell’operazione “Reset” destinatari di misure cautelari in quanto compartecipi in operazioni volte a frodare il fisco.

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Ruberie in tutta Italia:

Mentre a Trieste scoppiava la bufera sugli appalti pubblici truccati che vedono coinvolto il capo del Genio civile cui sono stati contestati reati che vanno dalla corruzione alla turbativa d’asta per aver favorito nelle gare d’appalto alcuni imprenditori “amici”.
Mentre a Ferrara fervono i preparativi del processo contro alcuni dipendenti pubblici, al Servizio edilizio del municipio, accusati di concussione, per aver intascato mazzette da alcuni imprenditori privati. Mentre a Bari un funzionario dell’assessorato industria e innovazione tecnologica della Regione Puglia, Francesco De Grandi, è stato posto agli arresti domiciliari per diversi episodi di concussione, per aver imposto una tangente di 25.000-30.000 euro per ogni pratica di finanziamento presentata dai responsabili dei consorzi che chiedevano di essere ammessi ai finanziamenti regionali.
Chiaramente i nostri lettori sanno che il fenomeno “tangenti” è molto più vasto di quanto da noi descritto ed interessa quasi tutte le regioni e procure italiane e, in queste ore, addirittura il Vaticano ed alcuni paesi esteri. Sembra che non ci sia più settore economico dove non si vada avanti attraverso tangenti. Anche sui morti si paga pegno, come dimostra il caso del cimitero di Genova dove operai ed ispettori comunali depredavano normalmente le salme dei defunti profanando le loro tombe e rivendendo protesi d’oro ed altri oggetti di valore in esse rinvenute e riesumandole per i parenti dietro pagamento di un “pizzo”.

 

L’importanza delle intercettazioni telefoniche:

Insomma, davanti ai soldi facili ormai non ci si ferma più: anche le banche si stanno rivelando estremamente vulnerabili a questa nuova moda. E’ di queste ore la notizia che il sindaco di Capo d’ Orlando ha sollecitato la Procura di Patti a disporre un sequestro cautelativo di 6 milioni nei confronti della banca Carige, a tutela dei clienti truffati da Fabrizio Ingemi, un bancario fuggito all’ estero il 26 febbraio scorso con 6 milioni trafugati dai conti correnti di alcuni clienti.
In questo clima, nemmeno degli assistenti sociali ci si può più fidare, come dimostra il caso accaduto nelle ore scorse a Bagnolo, dove una giovane operatrice assistenziale, che doveva assistere due anziani coniugi – lui non vedente e lei non del tutto autosufficiente – aveva preso la brutta abitudine di «alleggerire» la coppia di anziani per andarsi a giocare il maltolto al videopoker.
Insomma, mala tempora currunt. Tranne per chi intende superare questi problemi che attanagliano la società italiana eliminando l’arma più efficace che i magistrati hanno per la loro repressione: le intercettazioni telefoniche.

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