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Lunedì, 06 Marzo 2017 15:46

Abolizione dei vitalizi: i fautori del taglio restano soli

Se ne parla da tempo, talvolta a sproposito, in altre circostanze brandendo slogan elettorali che poi, nel concreto, non vengono assolutamente rispettati.
Stiamo parlando dei noti vitalizi dei parlamentari; anche se poi vitalizi non si chiamano più dal 2012; ovvero da quando l’allora Governo Monti andò a rivedere in parte il funzionamento di quell’istituto.
Cosa è stato cambiato con quel provvedimento? In sostanza il passaggio al metodo contributivo anche per deputati e senatori, come tutti i lavoratori ordinari.
Da allora per ricevere l’assegno è necessario il raggiungimento di un età anagrafica di almeno 60 anni, qualora si sia accumulata più di una legislatura in Parlamento; o di almeno 65 anni, nel caso in cui si sia alla prima legislatura.

 

Cambia la forma, non la sostanza: i privilegi dei parlamentari

Cambia la forma ma non tanto la sostanza. Perché, nei fatti, i privilegi dei parlamentari restano e sono piuttosto cospicui. Per fare un esempio, ad oggi deputati e senatori devono versare regolari contributi; ma ‘rischiano’, buon per loro, di ricevere una pensione al raggiungimento dei 60 anni anche con meno di 10 anni di contributi versati.
Basta infatti una legislatura e mezza, più o meno, per raggiungere i requisiti necessari ad ottenere una pensione. Se poi si parla di soggetti over 65, è sufficiente essere stati in Parlamento a ‘lavorare’ per 4 anni o poco più per vedere scattare il diritto alla pensione.
Per chi è un lavoratore ‘vero’ e si scontra tutti i giorni con queste dinamiche, non sarà passato inosservato il grande privilegio di cui, ancora, i parlamentari possono godere.

La pensione dopo una legislatura:

E i parlamentari non sono tipi da farsi scappare le occasioni. Ecco perché sono tutti uniti nel voler portare a buon fine questa legislatura. Perché lo ricordiamo, nel caso di voto prima del 15 settembre 2017, gli attuali parlamentari che sono alla prima legislature perderebbero il diritto a maturare il trattamento pensionistico.
Viceversa se si riesce a scavallare tale data, tutti gli attuali ‘onorevoli’ potranno godere di una pensione anticipata. Che non è un vitalizio, ma comunque non è niente male.
Va detto che in caso di chiusura anticipata della legislatura, i parlamentari più giovani, ovvero quelli che non hanno raggiunto un versamento di contributi per almeno 4 anni, 6 mesi e 1 giorno, rischierebbero di perdere quanto hanno versato. Non è un caso che nelle scorse settimane si era palato di un meccanismo cosiddetto salva-contributi per questi parlamentari.

 

In pensione con una sola legislatura:

E da questo punto di vista, a parte il Movimento 5 Stelle, gli altri partiti sono più o meno tutti d’accordo nel trovare una soluzione tampone per salvare le pensioni.
Si è parlato di un provvedimento che andrebbe a prevedere pensioni da 950 euro netti mensili incassabili al raggiungimento dei 65 anni di età per i deputati con una sola legislatura.
Per chi di legislature ne ha due, la cifra salirebbe a 1.500 euro al mese e si incasserebbe al raggiungimento dei 60 anni di età. Non male comunque. Pur non chiamandosi più ‘vitalizio’.

Matteo Vespasiani

Giornalista scomodo - "L'unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede..."

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