Mercoledì, 06 Febbraio 2013 13:28

L' assistenza sanitaria agli immigrati irregolari e ai loro figli

figli di immigrati irregolariQuello dell’assistenza sanitaria alla popolazione straniera è un tema delicato e del quale si discute da anni; un dibattito animato e che tende a presentare incognite ancora maggiori qualora i soggetti in questione siano clandestini. Come ci si deve comportare in tema di cure mediche nel caso di immigrati clandestini? Ed ancora, come agire se a necessitare di cure è un bambino irregolare, figlio di genitori clandestini?
Problematiche piuttosto serie come facilmente intuibile e che hanno portato lo scorso dicembre 2012 alla pubblicazione di un documento (elaborato dai tecnici delle Regioni e P.A., in collaborazione con il Ministero della Salute, la SIMM, l'INMP e con il coordinamento dell'Osservatorio Diseguaglianze della Regione Marche) denominato: "Indicazioni per la corretta applicazione della normativa per l’assistenza sanitaria alla popolazione straniera da parte delle Regioni e Province Autonome italiane".
L’obiettivo è quello di garantire maggiore uniformità all’accesso delle prestazioni sanitarie da parte della popolazione immigrata. Con novità importanti anche dal punto di vista dei bambini ‘irregolari’ come spiega, al nostro giornale La Vera Cronaca, la dr.ssa Rosalia Maria Da Riol Segretario del Gruppo di Lavoro Nazionale per il Bambino Immigrato della Società Italiana di Pediatria.

 

Il gruppo per i bambini immigrati:

Dr.ssa Da Riol, lei è Segretario del Gruppo di Lavoro Nazionale per il Bambino Immigrato: qual è la funzione di questo gruppo?
“Il Gruppo di Lavoro Nazionale per il Bambino Immigrato nell’ambito della Società Italiana di Pediatria, ormai da 20 anni studia, analizza ed elabora proposte rispetto ai  vari aspetti connessi alla salute del minore migrante e della sua famiglia in Italia, mantenendo costante riferimento  ai principi della Convenzione sui diritti del fanciullo di New York. Fu istituito nel 1992 da  alcuni pediatri della Società Italiana di Pediatria i quali si resero conto che, poiché i figli di donne immigrate erano sempre più presenti  nelle  sale parto e  nei pronto soccorso  dei nostri ospedali, emergeva la necessità di conoscere meglio  i loro bisogni e le loro  caratteristiche socio–sanitarie"
Quali peculiarità presentavano, nello specifico, questi nuovi pazienti immigrati?
“In quegli anni furono condotte numerose indagine clinico-epidemiologiche multicentriche nazionali per capire quali patologie erano più frequenti nei  bambini immigrati rispetto ai i bambini italiani; questo perchè inizialmente si credeva che i bambini stranieri  fossero più soggetti a malattie particolari, endemiche nei loro paesi di origine e poco conosciute in Italia. Grazie agli studi multicentrici  del GLNBI invece, si è evidenziato che  questi bambini non erano affetti da malattie tropicali strane ma che le patologie prevalentemente  riscontrate erano quelle legate alla povertà e a condizioni  di carenza igienico-abitativa, nutrizionale ecc… quindi non dovute al fatto di venire da un paese lontano, ma alla questione di vivere, qui in Italia, in un ambiente disagevole.  E se questo è vero per i figli degli immigrati regolari lo è ancor di più per il bambino i cui genitori  si trovano in condizione di irregolarità giuridica o clandestinità. C’ è poi  un altro aspetto da tenere in considerazione quando si parla di questi flussi migratori…”

 

 

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A quale aspetto si riferisce?
“La tipologia della popolazione migrante è cambiata nel tempo e di conseguenza sono cambiati anche i pazienti che accedono alle nostre strutture sanitarie; inizialmente ad esempio nelle nostre città giungevano soprattutto migranti di sesso maschile in cerca di lavoro. Poi, con gli anni, si è arrivati ai ricongiungimenti familiari e l’immigrazione ha assunto carattere più stabile e duraturo con graduale aumento di natalità dovuta alle donne immigrate. Nell’ultimo decennio  l’apporto delle donne immigrate è stato fondamentale per ridurre il calo demografico che affligge il nostro paese; basti pensare che, ad esempio, nel 2011 sono stati 79mila i bambini nati da donne straniere nel nostro paese. Il 18% di tutti i nati di quell’anno .  Attualmente in Italia si stimano  circa un milione di presenze di  minori stranieri di cui più di 500 mila sono nati  in Italia.” 
Si può quindi affermare che con gli anni è mutata la tipologia di immigrati, anche bambini?
“Esattamente: sono cambiate le caratteristiche della popolazione dei  minori migranti e si è arrivati ad una nuova  fase di lavoro del nostro gruppo. Pur mantenendo alta l’attenzione agli aspetti epidemiologici ed clinici  ci si è rivolti  anche a quelli legislativi e normativi che regolano il diritto alla salute di  questi bambini. E qui andiamo ad inserirci nell’importante tema dell’accordo sottoscritto il 20 dicembre 2012 incentrato sul documento ‘Indicazioni per la corretta applicazione della Normativa per l’Assistenza Sanitaria alla Popolazione Straniera da parte delle Regioni e Province Autonome’.”
Questo  accordo viene descritto come estremamente importante: di cosa si tratta nello specifico?
“Si tratta di un documento che raccoglie in modo sistematico le regole per l'erogazione dell'assistenza sanitaria agli stranieri presenti in Italia, con il fine di  ridurre le difficoltà degli operatori nel loro lavoro quotidiano e di  garantire il rispetto della normativa vigente, riducendo le barriere burocratiche nell'accesso ai servizi della popolazione straniera, in una ottica di inclusione. Uno dei punti salienti  di tale documento  riguarda l’iscrizione obbligatoria al Servizio Sanitario Nazionale dei minori stranieri anche in assenza del permesso di soggiorno.”

 

Legge sulle cure per i bambini irregolari:


Quindi novità importanti anche per l’accesso alle cure di bambini irregolari?
“L’importanza di questo  accordo deriva dal fatto che a livello delle varie regioni italiane si assisteva ad una notevole differenza per quel che riguardava la modalità di erogazione dell’assistenza sanitaria ai bambini cosiddetti clandestini, non regolari. E questo perché vi erano diverse attuazioni delle normative nazionali; solo alcune regioni riconoscevano al minore non regolare la possibilità di accesso al pediatra di base. Alcune, come la Puglia, assicuravano  l’iscrizione diretta al pediatra di base; altre, come il Friuli Venezia Giulia, davano la possibilità al bambino non regolare di accedere alla visita del pediatra di base,  il quale avrebbe fatto la sua valutazione e mandato poi la richiesta di compenso  alla Regione. Una sorta di richiesta a bisogno quindi, e non iscrizione diretta.”
In sostanza, fino ad oggi le regioni hanno agito in modo autonomo per quanto riguarda l’ accesso al pediatra di base?
“Purtroppo si: a parte questi pochi esempi, in tutte le altre regioni il minore non regolare non aveva accesso alla pediatria di base, fattore questo molto grave. Nell’ottica di tale diversità finalmente è giunto l’ accordo di cui sopra, una vera e propria pietra miliare. È importante sottolineare che nell’accordo non si parla di una nuova legge, ma si va ad aiutare le regioni ad interpretare bene  le norme esistenti.”
Le norme c’erano già?
“Già nel Testo Unico sull’Immigrazione Art.34 ed il DPR 394/399 si stabilisce che i soggetti  clandestini o  non in regola con il permesso di soggiorno, hanno comunque diritto alle cure urgenti, essenziali e continuative,  quello che mancava era l’attuazione della legge; a seguito della modifica del Titolo V della Costituzione infatti, si era dato alla Regioni il mandato di applicare queste norme; lì è stato il problema, perché era nato una sorta di rimpallo tra Stato e Regioni stesse. In sostanza, anche prima c’erano le leggi ma non venivano applicate in modo equo ed omogeneo nelle varie regioni. Questo nuovo accordo permette finalmente di veder riconosciuto il diritto alla salute di tutti i bambini nel nostro territorio; cosa importante anche per noi pediatri.” 
Sono mai capitate situazioni nelle quali non sapevate come intervenire quando un minore irregolare si presentava per ricevere assistenza?
“Certamente, è successo spesso; e questo perché i colleghi pediatri che si trovavano di fronte questi bambini spesso non sapevano come agire. Intendo non  dal punto di vista clinico ed assistenziale, ovviamente, ma da quello giuridico ed amministrativo.  Anche per questo noi come gruppo di studio  della Società Italiana Pediatria abbiamo sempre cercato di fare formazione ai pediatri e agli altri operatori sanitari del materno-infantile per renderli il più possibile preparati nell’ambito della  tutela del diritto alla salute del bambino straniero.”

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale La Vera Cronaca

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