Confartigianato: "artigiani e mestieri in tempo di crisi"
Sabato 30 Gennaio 2010 15:25
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Con la crisi economica che, nonostante tutto, prosegue il suo inesorabile incedere portandosi dietro l’enorme fardello di problematiche ad essa connesse, anche altri settori quali occupazione, produzione ed esportazioni finiscono inevitabilmente per risentire di questo momento producendo un vero e proprio effetto di reazione a catena. Tra i settori che risultano esser maggiormente in difficoltà non si può non collocare quello dei piccoli artigiani che, in larga parte, hanno dovuto pagare dazio al fenomeno della globalizzazione.
Per avere un quadro più chiaro di quanto sta avvenendo in questo campo, abbiamo ascoltato il parere della Confartigianato, intervistando il Direttore delle Politiche Economiche Bruno Panieri.

 

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Quante e quali categorie rappresenta la Confartigianato?
Noi rappresentiamo 35 categorie organizzate in 12 federazioni: più di 521.000 imprese e imprenditori appartenenti a 870 settori di attività. Le categorie di mestiere da noi rappresentate sono le più disparate, vanno dall’ artigianato artistico all’artigianato di produzione che comprende settore calzature e metalmeccanico;  dai servizi per la persona quali odontotecnici estetiste acconciatori, alimentazione, alle riparazioni varie di auto, elettrodomestici, calzature ed orologi.
Parlando di crisi, quali sono state le categorie che ne hanno maggiormente risentito?
Tutte le categorie che operano nel settore della produzione artigianale, soprattutto quelle che avevano rapporti con i mercati esteri in termini di esportazione poiché  la domanda è inevitabilmente calata; stiamo parlando in primo luogo della metalmeccanica, del settore legno – arredamento e dell’imbottito rappresentato dai divani;  anche il settore delle calzature ne ha risentito molto ma bisogna dire che, quando è iniziata la crisi, aveva già subito un processo di decadimento.

Alcuni mestieri che una volta erano molto praticati sembrano esser spariti. Come mai?
E’ vero, anche se più che mestieri spariti, noi lamentiamo da un po’ di tempo un problema nel reperire competenze specifiche in alcuni settori: questo come ovvio è paradossale perchè in un momento di crisi economica tale mancanza di competenze specializzate suona alquanto strana.

Perchè non si fanno più alcuni lavori e da cosa dipende questa mancanza di competenze?
Alcuni lavori non si fanno più perché, purtroppo, una cultura della formazione del nostro paese per troppo tempo ha tralasciato la preparazione di competenze specializzate, soprattutto nei settori professionali, non curando il momento della formazione di esperienze di questo tipo; c’è stato un progressivo allontanamento e chiaramente nel tempo si è perso la capacità di integrare le competenze. Pensiamo ai metalmeccanici specializzati, ai tagliatori, ci sono diversi settori specializzati che si formavano in azienda dopo un lungo percorso di preparazione e specializzazione. Nel tempo si è persa questa relazione forte tra formazione professionale ed inserimento nell’azienda .
Quanto influisce la componente del rifiuto, da parte delle nuove generazioni, di svolgere alcuni lavori che un tempo erano molto praticati?
Indubbiamente anche questo fattore ha il suo peso, ma in maniera indiretta, è una conseguenza ; è chiaro  che un modello culturale orientato alla formazione di un certo tipo che tende a far vedere, ad esempio, il lavoro in azienda come una diminutio, poi comporta indirettamente un atteggiamento da parte di chi cerca lavoro poco propenso a fare quel determinato mestiere.  Ripeto, fa parte irrimediabilmente del modo di essere e di pensare di un intero paese.

 

Pierfrancesco Palattella