|
I mass-media e la società; ovvero un argomento di fondamentale importanza da analizzare in profondità soprattutto in funzione di quello che è il loro ruolo, la valenza anche storica e, non ultimo, l'impatto che essi possono avere all'interno della società stessa. Un tema certamente di non facile esposizione e per questo, al fine di poter meglio chiarire, ci siamo avvalsi del parere autorevole di un personaggio poliedrico in grado di guidarci all'interno di questo mondo; Gennaro Francione, giudice, drammaturgo, scrittore con all'attivo numerosi romanzi e saggi, Lo incontriamo per analizzare più in profondità l'attuale situazione dei media.
Giudice, qual è il ruolo dei media all'interno della società ed il loro impatto su di essa? In nessuna teoria democratica si mette in dubbio il fatto che una delle caratteristiche di una dittatura sia il monopolio dell'informazione (cito Giovanni Sartori). Mussolini aveva capito l'importanza del monopolio dell'informazione per dominare l’Italia. Hitler teorizzò questo sistema in Mein Kampf, un cavallo di battaglia per quelle TV che oggi con messaggi martellanti cercano di imporre alla gente prodotti, avvenimenti, star, sorrisi smaglianti di politici intrallazzatori... La verità è che i media risentono oggi del sistema piramidale dell'attuale pseudodemocrazia. La piramide è la figura solida geometrica che meglio descrive la Casta, anzi le Caste. In un discorso che feci a piazza Farnese a Roma il 6 ottobre 2007, in occasione della manifestazione "Lista civica nazionale per una riforma della politica", gridai che bisognava rompere il sistema delle caste in tutti i sei poteri dello stato: parlamento, amministrazione pubblica, giustizia, finanza e media. Giornali e televisioni (Quarto e Quinto Potere) sono oggi in mano a potentati economici, non artistico-culturale, che decidono quale notizia, personaggio, libro etc. deve passare e quale no. Un sistema intollerabile per un'autentica democrazia. In che modo i media contribuiscono a condizionare il pensiero sociale? A tal riguardo, si può riscontrare in essi un forte ruolo di responsabilità? L'informazione è condizionamento di per sé: ti dice cosa conta e cosa no, veicola avvenimenti che piacciono al potere politico ed economico, oscurando dati della controinformazione che potrebbero creare alternative "pericolose e sovversive" rispetto al mantenimento dello status quo. Un modello di informazione chiusa è il sistema radiotelevisivo forte. I meganetwork dovrebbero essere di tutti, ma lo sono solo in apparenza, perché nel fondo sono nelle mani di pochi. I media-burocrati decidono chi passa e chi no, elargendo gettoni fissi e milioni di euro a una ristretta cerchia di persone, invece di ridistribuire la ricchezza nummaria e informazionale tra il popolo tutto dei richiedenti. Contro questa discutibile gestione si muove il Movimento Utopist-A (http://www.antiarte.it/movimentoutopista) da me fondato con appendici in Face Book come il gruppo METTIAMO LE ALI AL CAVALLO (http://www.facebook.com/search/?q=paolini&init=quick#/group.php?gid=93164899519&ref=ts Intendiamoci nei nostri intenti il cavallo della RAI rappresenta simbolicamente l'informazione radiotelevisiva ma per traslato tutta l'informazione tradizionale (ivi comprese la stampa, l'editoria, l'internet dei poteri forti etc.). A questo cavallo i sistemi mediatici hanno tolto le ali e lo usano come somaro per trascinarlo dove dice il padrone. In genere a trainare una carretta a pochi posti. Noi vogliamo liberare questa povera bestia e farla volare trascinando nell'etere con numerosi fili tutti quelli che, artisti, scienziati, cittadini comuni, vogliano essere trasportati nel mondo stellare dell'informazione attiva, fatta in prima persona anche nei media forti. Basta con le stesse facce! La Rai. Lei ha emesso una storica sentanza detta “della TV sferica”, assolvendo Paolini ed in qualche modo condannando la Rai. Ce la vuole ricordare? Il 13 aprile 2007 come giudice monocratico del Tribunale di Roma assolsi il più grande inquinatore massmediatico d'Italia e del mondo: Gabriele Paolini. Era incriminato di quattro azioni di disturbo nel corso di collegamenti in diretta, soprattutto telegiornali. Si difese tra l'altro asserendo certe azioni unidirezionali da parte di conduttori televisivi nell'informazione che egli criticava aspramente. Lo assolsi, dopo lungo e attento studio dell'imputato e del denunziante, avendo il Paolini agito per libera espressione del suo diritto di manifestarsi ed esprimere il suo pensiero quando la televisione pubblica(RAI) scende in strada (artt. 2, 3, 21 della Costituzione). Quella sentenza fu chiamata sentenza della tv sferica. Ci vuole spiegare il concetto della sentenza sferica? Non pensa che in fondo anche un verdetto e' un veicolo di informazione, un media? Si esattamente! La sentenza è una notizia ed è un'informazione sul reale stato delle cose, soprattutto se trattasi di sentenza sociologica o degl'interessi. Se non si limiti alla superficie degli accadimenti ma scavi in profondità per comprendere la società che muove certi individui a fare certe azioni può diventare veicolo di controinformazione, talora trasformando gli accusatori in accusati. La sentenza sferica, espressione delle avanguardie del diritto, è tridimensionale, emessa da quello che noi chiamiamo giudice creativo e umanista. Essa interpreta il mondo prima ancora di interpetrare le leggi. E' sociologica come dicevo, democratica e globale tendendo a riequilibrare i piatti della bilancia di Temi, dando il giusto peso ai deboli. Fu così chiamata la mia decisione perché analizzava nel caso Paolini come la televisione nazionale dovrebbe essere e non è, non sempre capace di gestire un'informazione completa a 360°. La Rai è del popolo tutto. Una realtà o un'utopia? La natura iperpopolare della RAI non la utopizzo di certo io ma l'affermò - come rilevai in sentenza - la Commissione di vigilanza servizi radiotelevisivi, la quale nel "Documento di indirizzo sul pluralismo" (1997) sottolineava che "con il termine di pluralismo si intende la rappresentazione nei mezzi di comunicazione della pluralità di cui è composta la società". Ciò che rappresenta un dovere per l'intero sistema radiotelevisivo (il discorso va esteso ad altri grossi network radiotelevisivi) diventa un obbligo per ciascun mezzo radiotelevisivo gestito dal servizio pubblico, che motiva la sua esistenza (e il suo finanziamento attraverso il canone) nel suo essere dalla parte di ogni cittadino, evitando ogni subordinazione a partiti, poteri o interessi. Non si tratta solo di garantire ai diversi soggetti e alle diverse idee di essere rappresentati, ma anche e soprattutto di assicurare al cittadino il diritto di essere compiutamente informato, e di poter avere accesso ai mezzi di comunicazione(così la Commissione). Il pluralismo, dunque, come diritto dell'utente ad essere artefice in prima persona dell'informazione. Ci spiega meglio questa potestà attiva del cittadino sul diritto di informazione? Si tratta di un diritto reale di accesso che si esprime soprattutto come diritto a non essere esclusi dall'informazione attiva. Il documento della Commissione fornisce elementi per assicurare il pluralismo politico, etnico, religioso etc., ma soprattutto il pluralismo sociale: "Il servizio pubblico deve rappresentare l’autonomia e la dialettica delle realtà sociali del nostro Paese in tutta la loro ricchezza, dando voce anche a chi spesso voce non ha. Il tutto deve tradursi, per ogni genere televisivo e per l'insieme degli spazi informativi, nel richiamo esplicito e nella rappresentazione di tutte quelle realtà sociali, a cominciare dal mondo del lavoro, e di tutte quelle problematiche sociali e culturali emergenti (femminismo, ambientalismo, problemi della terza età, immigrazione e rapporti Nord-Sud) che, trovandosi in condizione di debolezza sul piano degli strumenti informativi e nei confronti degli interessi forti, risultano largamente penalizzate. Garantirne l'accesso al sistema informativo, anche in forma diretta, rappresenta un dovere esplicito del sistema pubblico radiotelevisivo". Sembra un vero proclama costituzionale della Commissione per regolare democraticamente l'accesso attivo alla RAI di ogni cittadino. Si può in qualce modo individuare nei media un ruolo attivo nella crescita della diseguaglianza all'interno della società? Certamente! Uso un modello a me congeniale: il teatro. Io faccio teatro ma non vado in televisione. Esiste una miriade di attività teatrali che non vanno in televisione.Chi ci va? Ma sempre i soliti, neppure i più bravi talora, legati a megaproduzioni e megateatri perché il soldo tira! E, invece, dovrebbero tirare l'arte in sé, la conoscenza. Dovrebbero accedere alla TV le avanguardie spesso costrette a vivere negli scantinati e a fare teatro sinanche nei supermercati, capaci di realizzare a budget zero spettacoli di altissima qualità. Noi dell'Antiarte ci battiamo per il primato del Sapere sull'Economia, e ciò non è negli attuali network dove l'economia prevale sul sapere e sull'arte, proponendoci programmi beceri e diseducativi per i nostri giovani. Io immagino, invece, una sistema radiotelevisivo in cui, in gigantesca megarotazione, tutti i teatranti vadano a mostrare la loro arte, ricchi e poverelli che siano. Oggi gli artisti in Tv sono sempre gli stessi, gli esperti idem. Ciò per creare programmi preconfezionati, pilotati, a misura di aurea mediocritas informativa. I conduttori fanno il bello e il cattivo tempo impedendo una reale informazione che solo il random e la pluralità di accessi diretti possono consentire.Oggi specificamente il sistema radiotelevisivo, contravvenendo alle indicazioni della Commissione di Vigilanza, non permette il diritto di accesso attivo all'informazione a tutti i cittadini, e particolarmente, artisti, scrittori etc. che, pagando il canone, vorrebbero essere ammessi alla torta mediatica per dire la loro. Il Mein Kampf di Hitler nelle tv, nei giornali, nei libri etc. dà il senso dell'informazione attuale martellante, unidirezionale o oligodirezionale, per condizionare le masse, accentrare l'attenzione artistico-culturale su pochi eletti a scapito di una visione a 360°, dove gli antiartisti folli e rivoluzionari potrebbero scalzare il potere. A partire da quello dell'informazione stessa. La mia sentenza di assoluzione di Paolini richiamava il diritto al pluralismo della Commissione di vigilanza servizi radiotelevisivi. Voi l'avete vista questa pluralità e l'uguaglianza dei soggetti di fronte ai media? Questa uguaglianza non è garantita, per molti network, dall'attuale condizione di monopolio dell'informazione, essendo il diritto di accesso della gente all'informazione attiva (e non meramente passiva), solo sulla carta. Da ciò la situazione permanente e antidemocratica di artisti, intellettuali, professori, opinionisti etc. immotivamente esclusi dal tubo catodico dei media forti, improntato alla visibilità reiterata e martellante delle solite poche facce, a scapito di una megarotazione delle intelligenze, questa sì realmente democratica e conforme a Costituzione.Gli italiani tutti non si riconoscono più nella TV, perché è lontana, disgiunta dalla reale società italiana!! Internet è ormai destinato ad assurgere al ruolo di leader assoluto nel campo dei media? A cosa potrebbe portare questo in futuro? Lei ha richiamato il settimo potere da me prima non citato: il Cyberspazio. E' l'unico spazio sferico e non piramidale, attualmente veramente democratico e a click di popolo. Talmente democratico, forte e potente che già le grinfie delle altre caste si muovono per accaparrarselo o censurarlo. La Rete è l'unico sistema capace oggi di gestire la controinformazione, per abbattere le altre sei caste e creare un mondo realmente sferico. Il Cyberspazio, però, ha un senso in rapporto a quello che io chiamo ulespazio (spazio materiale = dal greco ulè, materia). Bisogne tessere con la Rete l'informazione somma: i media tradizionali sono in mano ai forti ed è necessario siano riconquistati dai deboli. Immediatamente dopo la diffusione di questa consapevolezza, dobbiamo scendere in strada e di continuo, pacificamente e gandhianamente (come si sta facendo in questi giorni in seguito ad azioni antipolitiche diffuse via web), per reclamare i nostri diritti calpestati. L'uguaglianza sulla carta dei cittadini non è tale nel mondo reale mentre la stessa costituzione prevede che si usi ogni mezzo democratico per ricostituire la parità. Noi Antiartisti reclamiamo il nostro sacrosanto DIRITTO DI ACCESSO AI MEDIA FORTI per diffondere la nostra arte, poesia, drammaturgia! Basta coi forti che diventano sempre più forti! Noi, privi di mezzi economici abbiamo più diritto di loro ad accedere in maniera attiva ai megasistemi dell'informazione essendo ciò garantito dalla costituzione agli artt. 2 e 3 e imposto dall'art. 3, 2° co.: "E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese". "Chiunque sia un uomo libero non può starsene a dormire" diceva Aristofane. Parafrasandolo, potremmo dire che oggi chiunque sia un uomo libero non può starsene a pigiare il telecomando come un matto o a sfogarsi inutilmente in Internet. Scendiamo nelle strade, accerchiamo pacificamente i palazzi del potere per manifestare la nostra protesta di massa! Andiamo a gridare: "Invece del digitale terrestre dateci l'alare stellare!!!". L'Universo dell'Informazione è Grande. E' di Tutti e per Tutti. Ma che lo sia davvero.Nei sei poteri dominanti il monito è unico: "Spacchiamo la piramide e moliamo la sfera!”. Intanto, che la Rete sia con noi!
Condividi questo articolo sul tuo Social Network:
|