|
Per fare il punto sulla situazione degli scambi culturali italo-albanesi del passato e del presente e dei collegati effetti, abbiamo intervistato il noto poeta-scrittore Visar Zhiti, le cui opere hanno influenzato ed influenzano tuttora diverse generazioni albanesi ed europee. Studiato presso prestigiosi istituti universitari, tra cui " La Sapienza " di Roma, questo letterato ha vinto numerosissimi premi in Italia, in Albania ed in altri paesi del mondo. E' membro di Società ed Accademie internazionali. Lo abbiamo incontrato a Roma, presso l'ambasciata d'Albania, dove ricopre l'incarico di ministro consigliere alla Cultura. Sono trascorsi ormai quasi due decenni da quando l'Albania ha rotto il proprio isolamento per affacciarsi a molti paesi del mondo e, soprattutto, all'Italia. Quali sono i frutti prodotti dallo scambio interculturale con il nostro Paese?
Esattamente, è da 20 anni che è caduto il vecchio regime e che l’Albania si è aperta al mondo esterno. Ora ci troviamo ad affrontare i problemi legati alla libertà ed alla democrazia; perché entrambe queste componenti per essere affrontate al meglio hanno bisogno della cultura. L’Albania è un paese che ha una lunga storia, anche culturale, con la dittatura abbiamo perso molto: la nostra lingua, i nostri bambini, persino i muri delle nostre città, tutto era politicizzato ai tempi del regime. Uscire da questa situazione è stata una grande gioia. Ci siamo aperti al mondo esterno ed abbiamo iniziato ad avere relazioni con gli altri paesi; quello più vicino a noi, e non solo geograficamente ma anche storicamente e spiritualmente, è sempre stato indubbiamente l’Italia. Gli albanesi hanno stimato sempre l’Italia, anche nei tempi della dittatura quando eravamo oppressi abbiamo girato la testa per guardare verso il vostro paese.Tanti albanesi sono scappati dall’Albania per venire in Italia, ma ci tengo a dire che molti altri sono anche andati via per studiare e perseguire così una cultura che ora serve per costruire loro stessi ed il nostro paese. Al riguardo sono diverse migliaia i giovani albanesi che si sono laureati nelle università italiane e molti altri si accingono a farlo: la stragrande maggioranza di loro, però, non è disponibile a tornare nel paese d'origine, poiché preferisce cercare il proprio futuro lavorativo in Italia ed in Europa. In quali termini questo fenomeno influisce negativamente sullo sviluppo culturale e tecnologico dell'Albania ? Questo dato è senz’altro vero, ma non è sempre così: gli studenti albanesi sono presenti in tutte le università italiane e spesso sono in grado di perseguire eccellenti risultati nel loro percorso di studi. Sono venuti in Italia per loro scelta quindi l’Albania non può certamente cercare di convincerli a tornare in patria; tuttavia l’Albania è sempre aperta per i suoi figli ed ha inoltre creato le condizioni migliori per farli lavorare nella loro terra di origine e per far si che essi diano alla loro patria quella cultura che hanno preso all’estero. Ultimamente la tendenza si è parzialmente invertita ed in molti stanno ritornando, diversi giovani che hanno studiato in Italia ed in Europa stanno facendo ritorno per lavorare in Albania, soprattutto nelle istituzioni e nei ministeri. Prima i viaggi dei nostri ragazzi erano di sola andata, ora siamo felici che ci sia un’ andata ed anche un ritorno. Il Governo albanese è molto interessato a questo fenomeno e sta lavorando per riportare in patria i suoi cervelli: per coloro che hanno titoli universitari conseguiti all’estero e che tornano a lavorare in Albania è previsto uno stipendio più alto, inoltre tutte le università albanesi hanno un gemellaggio con quelle europee ed italiane per accrescere il livello degli studi. Sono in corso diversi eventi culturali racchiusi dentro la formula "Italia – Albania: due popoli, un mare, un'amicizia". Si può leggere come un messaggio ottimistico per il consolidamento dei rapporti complessivi tra Italia ed Albania? E che ruolo hanno nell'ambito di tali manifestazioni gli uomini di cultura delle due sponde? Dal punto di vista culturale ci sono molti scambi tra i due paesi. Soprattutto la letteratura italiana è stata sempre presente in Albania: i grandi autori, primo tra tutto Dante che fortunatamente in passato è stato tradotto in albanese in maniera impeccabile riuscendo a farlo suonare bene nella nostra lingua. Così sono stati tradotti anche altri autori, mi vengono in mente Boccaccio, Leopardi, Buzzati, Montale, Quasimodo, Mario Luzi che ho avuto l’onore di tradurre io stesso, gli scrittori più attuali come Susanna Tamaro, Baricco,ecc. Anche da un punto di vista musicale ci sono stati in passato e ci sono tutt’ora molti scambi; l’Albania è cresciuta con le canzoni italiane al tempo del regime, Albano è stato il primo cantane occidentale ad esibirsi nella nostra patria dopo la dittatura. Poi Toto Cotugno, Anna Oxa che tra l’altro è di origine albanese, più molti cantanti di origine italo – albanesi, gli arbereshe. Anche per quanto riguarda l'opera lirica, se penso ai vari Verdi, Puccini ecc…sono tutte presenze fisse nel teatro dell’opera albanese. Nei festival della poesia che si tengono costantemente in Albania sono sempre presenti diversi poeti italiani. Tutto questo ha contribuito a farci crescere come popolo. Gli albanesi hanno scoperto che quando stanno insieme e sono uniti hanno una forza incredibile. Per quanto riguarda la cultura albanese in Italia, invece, qual è la situazione? Fortunatamente anche il fenomeno opposto è molto presente, ovvero vi è una sostanziosa presenza della cultura albanese qui da voi. Mi vengono in mente vari scrittori albanesi che sono tradotti in italiano come Kongoli, Kadaré, anche il sottoscritto. Ve ne sono poi molti altri che sono venuti come profughi ed ora scrivono direttamente in italiano; poeti come Gezim Hajdari che è molto conosciuto in Italia; Ron Kubati; recentemente Anilda Ibrahimi. Insomma, vi è molto fermento dal punto di vista letterario. Aggiungo che esistono diverse associazioni culturali italo-albanesi, tantissimi pittori albanesi diplomati all’Accademia delle Arti che fanno mostre in tutta Italia. Non dimentichiamoci poi che a Roma c’è una piazza che si chiama Piazza Albania, che tra l'altro so essere anche il nome di una sezione del vostro giornale, dove è presente la statua del nostro eroe nazionale Scanderbeg; egli più di ogni altro rappresenta il nostro popolo, è ritenuto a ragione un grandissimo eroe europeo come recita anche la scritta apposta sul suo piedistallo “Impavido Difensore della Civiltà Occidentale”. Il nostro passato è stato sempre europeo e così dovrà esserlo anche il nostro futuro. Ben vengano quindi iniziative come "Italia – Albania: due popoli, un mare, un'amicizia"; noi riteniamo che il mare che separa i nostri due paesi non sia stato creato per dividere ma per unirci. Esiste anche un altro mare, che è quello della cultura. L’Italia ha molto da dare e noi siamo felici della sua vicinanza per poter prendere il più possibile.
Pierfrancesco Palattella
Condividi questo articolo sul tuo Social Network:
|