Abruzzo: tra ricostruzione e clientelismo
Venerdì 16 Luglio 2010 08:42
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Se l'Abruzzo e gli abruzzesi hanno tutte le ragioni di questo mondo ad insistere nei confronti del governo sulla soddisfazione delle proprie giuste richieste, contemporaneamente debbono trovare la strada per ripulire la propria Regione da tutte quelle storture create da decenni di mala amministrazione da parte dell'intera classe politica locale che in fatto di corruzione non è stata seconda a nessuna.
Chi scrive sa molto bene come funzionavano le cose e gli accordi che venivano presi privatamente tra esponenti partitici ancor prima del confronto in assemblea regionale. Parte dei danni che hanno subito l'Aquila e l'Abruzzo si deve a questo tipo di andazzo durato per moltissimo tempo. Ed ancor oggi non è poco il lavoro giudiziario all'esame dei magistrati, che riguarda tangenti e malversazioni che sembrano imperare nel territorio abruzzese.


Tanto per fare un esempio, tra i tanti che gli abruzzesi conoscono molto bene, nelle ore scorse gli agenti della squadra mobile, su provvedimento giudiziario emanato dal Tribunale di Pescara hanno sequestrato, in via preventiva, 64.500 euro all'imprenditore Duilio Ferretti, ammanettato nel novembre 2006 nell'ambito dell'inchiesta "Ciclone", che ha coinvolto e stravolto l'amministrazione comunale di Montesilvano, guidata da Enzo Cantagallo. Secondo gli inquirenti, la somma sequestrata sarebbe il corrispettivo di tangenti versate ad amministratori pubblici del Comune di Montesilvano, protagonistidella vicenda. Ciò avviene mentre vengono elaborati e decisi piani di risparmio che riguardano la salute pubblica ed i posti letto negli ospedali.


Se è vero, dunque che lo Stato si sta mostrando inadempiente nei confronti degli enti locali abruzzesi sulla questione della ricostruzione post-terremoto, se è vero che ancora molti albergatori non sono stati compensati per l'ospitalità fornita a molte famiglie che nel terremoto hanno perso molto, se non tutto, è anche vero che il modo in cui sono gestite le risorse pubbliche in Abruzzo può lasciare gli osservatori esterni perplessi. Una nazione è fatta di tessuti  ed organi come il corpo umano.

 

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La salute generale non si può ottenere se una parte di esso è malato: l'Italia senza una saggia e mirata ricostruzione de L'Aquila sarebbe estremamente menomata. Ma le medicine atte alla guarigione devono servire a ripristinare una condizione di salute e di benessere momentaneamente smarrita, non ad arricchire chi attraverso i farmaci mette in atto speculazioni e rapine di fondi pubblici.
Riteniamo la tassa di scopo che chiedono gli abruzzesi giusta ed equilibrata per un  Paese in cui i concetti di solidarietà e di civiltà sono ben definiti da una formidabile Carta Costituzionale: essa però avrà un senso soltanto se l'Abruzzo si riesce a liberare dalla forma di pensiero clientelare e lottizzatore che per tanto tempo l'ha contraddistinto.
E gli amici abruzzesi sanno bene che tanti cittadini italiani, in questo momento di grave difficoltà, sono completamente dalla loro parte.

 

Paolo Araniti