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Sabato, 13 Maggio 2017 18:29

Carni rosse e rischi per la salute: dove sta la verità

Un nuovo studio, non il primo teso verso questa direzione, va a indicare un rischio di morte maggiore del 26% e una probabilità più alta di ammalarsi per chi fa eccessivo consumo di carne rossa.
Lo studio in questione è stato presentato dal British Medical Journal, rivista medica settimanale pubblicate nel Regno Unito. Secondo questa rivista sarebbero necessarie addirittura campagne informative di un certo peso, come quelle contro il fumo.
Si punta quindi l’indice contro le carni rosse e processate: quando si parla di carni processate si fa riferimento a tutta quella carne che sia stata lavorata per essere conservata. Quindi, anche gli insaccati.
Lo studio del British Medical Journal è stato basato su una ricerca diretta condotta sulla popolazione e poggerebbe quindi su basi piuttosto solide.

 

La carne rossa fa male?

Una ricerca che va a riaprire una annosa questione, ormai da tempo al centro del dibattito: consumare troppa carne rossa può far male alla salute? Ci sono prese di posizione opposte da parte della comunità scientifica, quindi fornire una risposta certamente esatta non è impresa facile.
Sul sito dell’Airc, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, si legge che “un consumo eccessivo di carni rosse, soprattutto di carni rosse lavorate (salumi, insaccati e carne in scatola), aumenta il rischio di sviluppare alcuni tumori. L'aumento del rischio è però proporzionale alla quantità e frequenza dei consumi”.
Quindi secondo l’Airc, un consumo moderato, da intendersi una o due volte alla settimana, di carne rossa lavorata non dovrebbe causare alcuna problematica di salute.

I pareri degli esperti:

Più o meno della stessa opinione era Umberto Veronesi, uno dei più importanti oncologi italiani da poco scomparso, il quale affermava che la carne potesse essere causa di tumori: ma dosi minime da consumare potevano anche essere consigliate.
A rendere la carne cancerogena sarebbero le varie sostanze nocive mangiate dal bestiame che vanno poi ad accumularsi, quando le ingeriamo, nel nostro tessuto adiposo dove restano a lungo esponendoci a effetti tossici.
In sostanza, eventuali agenti cancerogeni restano a lungo a contatto con la parte intestinale. Pericolo che non esiste, ad esempio, con la frutta o la verdura; da sempre ritenuti elisir di salute e di lunga vita.
Un paio di anni fa era scattato l’allarme a livello mondiale, soprattutto tra tutti i consumatori abituali di carne, quando l’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, aveva inserito le carni lavorate nel gruppo 1, quindi tra le sostanza ad alta pericolosità cancerogena; e la carne rossa come probabilmente cancerogene.

Un consumo limitato non è rischioso:

Anche l’ Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (lare) di Lione aveva inserito, più o meno nello stesso periodo, determinati tipi di carnenell’elenco delle sostanze potenzialmente cancerogene.
Più nello specifico si parlava di carni lavorate come sostanze sicuramente cancerogene per i tumori di colon e stomaco; e di carne rossa come sostanze probabilmente cancerogene per i tumori di colon, pancreas e prostata.
Di base comunque tutte le diverse ricerche sembrano essere concordi sul fatto di non dover esagerare con il consumo: nutrirsi di carne in modo limitato quindi, non è considerato un fattore di rischio.

 

Pareri alternativi sulla carne rossa e lavorata:

Tra i tanti pareri sul tema, vi è anche quello del Comitato nazionale per la sicurezza alimentare (CNSA) che pochi mesi dopo l’allarme dell’Oms aveva rilanciato affermando che la carne rossa non era di per sé cancerogena; ma che a fare la differenza fosse soprattutto la cottura, oltre che ovviamente la quantità.
Ciò perché, secondo il CNSA, la carne costituisce da sempre una fonte di proteine primaria per l’uomo; a fare la differenza quindi sarebbero cottura e trasformazione delle carni, che contribuiscono a generare l’effetto cancerogeno.
Nel concreto la cottura ad alta temperatura può dar vita a sostanze che possono essere cancerogene. Da evitare quindi contatto diretto con il fuoco, come nel caso del barbecue.
Carni scagionate dall’accusa quindi? Non propriamente. Per tutti i soggetti che si sono espressi resta ferma la conditio sine qua non: consumarne si, ma in dosi limitate e senza esagerare.

 

Per uno studio inglese rischio morte più alto del 26%:

Ultimo in ordine di tempo arriva lo studio proposto dal British Medical Journal e condotto direttamente sulla popolazione: secondo questo studio come detto, mangiare troppa carne rossa aumenta la mortalità del 26%; e va a creare una serie di problematiche affini per la salute.
Inoltre, sempre secondo tale ricerca, il consumo di carne rossa contribuisce anche a inquinare l’ambiente e favorirebbe i cambiamenti climatici, visto che allevare bestiame implica un gran consumo di acqua; oltre a generare metano e inquinamento di aria e falde acquifere.

Quanta carne rossa mangiare:

I pazienti presi ad esame sono stati circa 540mila per un periodo di osservazione medio di oltre 7,5 milioni di anni-persona. Ebbene, chi mangiava meno carne rossa ha palesato un rischio di mortalità inferiore del 25%.
Anche qui il consiglio finale è quello di ridurre il consumo: quanta carne rossa mangiare? Una o due dosi a settimana: tornando magari ai tempi dei nostri antenati che, anche per ragioni economiche, mangiavano carne rossa al massimo una volta alla settimana. Le diete moderne invece, ne prevedono mediamente dieci volte di più.

Matteo Vespasiani

Giornalista scomodo - "L'unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede..."

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