Mercoledì, 17 Febbraio 2010 11:46

La corruzione nell' Antica Roma

corruzione nell' Antica RomaE' noto che la radice profonda della corruzione politica che dominò nell' antica Roma la società e la vita quotidiana, si trovava nel sistema clientelare vigente. Il prevalere, in tutte le forme più diverse, di tale fenomeno, portava conseguentemente al prevalere dell'individualismo a spese dell'interesse sociale e collettivo, indebolendo il potere centrale in rapporto ai potentati economici che man mano emergevano e ai centri autonomi di potere sociale.
La convenienza personale di pochi, dunque, impedì per molti secoli l'organizzazione di uno stato sociale nell' antica Roma, a parte qualche sporadico episodio come quello di Caio Gracco, nel cui programma riformatore sarebbe sopravvissuta soltanto la misura inerente la distribuzione del grano a prezzo politico per la popolazione di Roma, che si perpetuò fino ai tempi del governo aristocratico repubblicano, resistendo anche a quelli dei successivi imperatori.

Giulio Cesare avrebbe ripreso in parte il programma di Caio Gracco, mandando in vigore alcune leggi molto rigorose contro la corruzione nell'amministrazione pubblica. Quando in seguito nel campo economico prevalse il liberismo, sfumò man mano il potere repressivo dello Stato, per cedere il posto al dilagare irrefrenabile della corruzione in tutti i settori dell'organizzazione statale.
Tutto questo tempo, con i relativi insegnamenti ed esperienze che ci hanno portato ai tempi attuali, sembrano essersi smarriti nel vuoto: è sotto gli occhi di tutti i cittadini italiani la realtà di uno stato sociale degenerato in colabrodo, dove abbondano casi di corruzione e mal costume che continuano a portare dritti sempre allo scopo dello sperpero del pubblico denaro.

 

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Se un raffronto tra la società romana di allora e quella italiana di oggi risulterebbe complesso e probabilmente controverso, date le differenze fondamentali tra i due soggetti esaminati, certamente spunti di riflessione importanti possono scaturire da un tale paragone, capaci di sollecitare provvedimenti ed iniziative attente e portatrici di chiarezza comportamentale, utili tra l'altro a superare il momento di grave crisi morale ed istituzionale in cui ci stiamo dibattendo.
Ci piace comunque guardare ad alcune similitudini con particolare meraviglia perchè rendono bene l'idea di come tra le classi dirigenti dell' antica Roma e quelle di adesso, rispetto al tema della corruzione, non si riscontrano grandi differenze: basti pensare che l'esito dei processi intentati a quel tempo contro chi si macchiava di  reati corruttivi, dipendeva più da considerazioni di ordine politico e da convenienze e relazioni personali, piuttosto che da risultanze oggettive dell'istruttoria.
La classe dirigente di oggi ha aggiunto a tutto questo normative ed interventi legislativi di particolare efficacia nel rendere caotiche e labirintiche le pratiche giudiziarie, aggravati da ben mirate mancanze di risorse umane, finanziarie e logistiche che rendono la corruzione, lo sperpero e la lottizzazione politica incontrastati ed imperanti.