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Giovedì 26 Gennaio 2012 16:52 |
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L'associazione Internazionale Reporter Senza Frontiere ha da poco pubblicato i dati sulla libertà di informazione nei paesi del mondo e la classifica di quest’anno contiene molti cambiamenti per quanto riguarda le posizioni di merito. Emerge un quadro generale che riflette un anno incredibilmente ricco di sviluppi, soprattutto nel mondo arabo, per cui molti mezzi d’informazione hanno pagato a caro prezzo la loro copertura mediatica delle aspirazioni democratiche o dei movimenti di opposizione. Il controllo delle notizie e delle informazioni continua a rappresentare una sfida per i governi e a essere motivo di sopravvivenza per i regimi repressivi e totalitari. L’anno appena trascorso ha anche messo in luce il ruolo fondamentale giocato dagli internauti nel produrre e diffondere le notizie. "La parola-chiave del 2011 è stata repressione. La libertà d’informazione non è mai stata così tanto associata alla democrazia. I giornalisti, con le loro cronache, non hanno mai infastidito così tanto i nemici della libertà. E nemmeno gli atti di censura e gli attacchi fisici ai giornalisti sono mai stati così numerosi -si legge nel Rapporto-. L’equazione è semplice: l’assenza o la soppressione delle libertà civili porta necessariamente alla soppressione della libertà d’informazione. Le dittature temono e censurano le informazioni, soprattutto quando queste possono minarne la stabilità”. Non sorprende infatti che il trio di Paesi composto da Eritrea, Turkmenistan e Corea del Nord - dittature assolute che non consentono libertà civili- occupi nuovamente gli ultimi tre posti della classifica. Questi ultimi sono immediatamente preceduti da Siria, Iran e Cina, tre paesi che, risucchiati da una folle spirale di terrore, sembrano aver perso il contatto con la realtà. Proseguendo verso l’alto, troviamo il Bahrain e il Vietnam, regimi oppressivi per eccellenza.
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